Ha nevicato come mai avevo visto in vita mia, in questi giorni a Lugano. Sono appena 3 anni che vivo qui, e adesso che lo scrivo mi rendo conto che è un sacco di tempo. Ripensando ai primi tempi mi rendo conto che la mia attitudine nei confronti di questa casa di rip, ehm, cittadina è cambiata. Ci sono cose che mi rendono un perfetto Luganese, come il pianificare l'uscita dall'accademia considerando l'orario del prossimo treno per tornare in città, oppure, quando mi trovo a lavorare al campus dell'USI di Lugano, il pianificare la spesona di alimentari alla Coop in vista del weekend. Queste cose possono sembrare assolutamente normali anche a chi non abitasse qui, ma ricordo come ai primi tempi fosse difficile abituarsi all'idea di cambiare i propri ritmi per il fatto che qui avessero l'abitudine di chiudere tutto alle 7 di sera, tanto per fare un esempio, anzi, l'Esempio. Oppure godersi la domenica di ozio, magari andando al parco Ciani (anche se ormai preferisco il parco S. Michele) a leggere un libro. La domenica nullafacente è il massimo della Svizzerosità. Forse il culmine della vita al nord l'ho raggiunto iniziando ad accettare che non è così male prendersi una birretta con gli amici tra le 7 di sera e le 10, per poi andare a casetta presto per cavoli propri.
Ecco, tutte queste cose forse non mi rendono ancora uno svizzero (e dopotutto chi mai aveva chiesto di volerlo diventare, miei cari confederati), ma mi mettono più in pace con questo luogo. E forse han contribuito a sviluppare in me una sorta di affetto per il Ticino, anche se decisamente non convenzionale: di certo, se mai mi ritrovassi di qui a 3 anni ancora a Lugano, tutti i miei amici sarebbero autorizzati a rapirmi o almeno a malmenarmi in malo modo, ovviamente allo scopo di farmi rinsavire, ma questa è un'altra storia.
«You write "Born to Kill" on your helmet and you wear a peace button. What's that supposed to be, some kind of sick joke?»
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9 gennaio 2009
10 giugno 2007
Il prossimo weekend che altro?
Spettacolare concerto di Vinicio, ieri sera. Una serata con il vino, i balli scalmanati e la spazzatura per strada, i cocci di bottiglia ovunque: un vero concerto insomma.
9 giugno 2007
Quattro chiacchiere con...
Come migliaia di persone in tutta Italia, sono entrato nella cerchia di quelli che han fatto quattro chiacchiere col Wu Ming (Wu Ming 1 e Wu Ming n, dove n è incognita visto che non mi ricordo che numero fosse); luogo dell'incontro, ieri, il centro sociale di Lugano. Come disse capola, alcune cose, nell'incontrare degli autori che ammiri, ti risultano stranianti (tipo le famose basette di WM1), altre invece hanno un che di piacevole, come il parlare con loro come se si fosse vecchi amici che becchi tutti i giorni al bar. Nel mio personalissimo caso mi ha stranito notare come WMn mi desse ragione su tutte le mie interpretazioni riguardo a Manituana:
JD: «Sai una cosa, il Conte di Warwick è il mio personaggio preferito del libro,
lui e l'imperatore del Mohock club»;
WMn: «Anche il mio».
JD: «Sai una cosa, il quartetto di liberisti mi aveva fatto pensare, quando lo
lessi, a quelli di tocqueville e i vari blog liberali che se la cantano e se la suonano».
WMn: «Sono esattamente loro»....
Ho preferito non controllare se il non-esiste-due-senza-tre fosse valido. Preferisco autoimpormi, come spiegazione, il fatto che in realtà io sia un lettore molto più attento di quanto pensassi.
Eppoi esulando dal libro, una chiacchierata "sul movimento", che nel tempo si è sfasciato, che all'inizio, tra le tute bianche, ci stavano anche insospettabili DS e altro ancora, che se una cosa te la chiede il subcomandante Marcos te col cavolo che gli dici di no...
Ciò mi ha fatto pensare che ammiro molto il collettivo WM per la loro capacità di aver inventato qualcosa che definirei "ingegneria letteraria", e di portarla avanti con cose come la scrittura collettiva, la fruizione comunitaria dell'opera e via dicendo. E che queste idee sono talmente innovative che difficilmente - penso - dipendano dalle loro posizioni politiche. È vero, ne sono funzionali, ma io mi immagino - nella mia solita fissazione d'andare oltre le divisioni - che potrebbero benissimo essere usate da chiunque, in un contesto assolutamente diverso, chessò, autori disimpegnati, intellettuali di destra (quest'ultimo è un esempio meramente teorico: sappiamo tutti che non ve ne sono in giro; nondimeno, se ne esistessero...).
Avrei voluto chiedere loro se non avessero mai notato che il sito di Manituana sembra tanto un sourceforge o un bug tracker, e se l'ispirazione dall'open source fosse solo a livello di licenza o anche a livello di tecniche di produzione letteraria. Ma poi non mi ha retto di buttarmi in una discussione tanto astrusa, quando becchi un vecchio amico che non vedevi da tanto! :-)
JD: «Sai una cosa, il Conte di Warwick è il mio personaggio preferito del libro,
lui e l'imperatore del Mohock club»;
WMn: «Anche il mio».
JD: «Sai una cosa, il quartetto di liberisti mi aveva fatto pensare, quando lo
lessi, a quelli di tocqueville e i vari blog liberali che se la cantano e se la suonano».
WMn: «Sono esattamente loro».
Ho preferito non controllare se il non-esiste-due-senza-tre fosse valido. Preferisco autoimpormi, come spiegazione, il fatto che in realtà io sia un lettore molto più attento di quanto pensassi.
Eppoi esulando dal libro, una chiacchierata "sul movimento", che nel tempo si è sfasciato, che all'inizio, tra le tute bianche, ci stavano anche insospettabili DS e altro ancora, che se una cosa te la chiede il subcomandante Marcos te col cavolo che gli dici di no...
Ciò mi ha fatto pensare che ammiro molto il collettivo WM per la loro capacità di aver inventato qualcosa che definirei "ingegneria letteraria", e di portarla avanti con cose come la scrittura collettiva, la fruizione comunitaria dell'opera e via dicendo. E che queste idee sono talmente innovative che difficilmente - penso - dipendano dalle loro posizioni politiche. È vero, ne sono funzionali, ma io mi immagino - nella mia solita fissazione d'andare oltre le divisioni - che potrebbero benissimo essere usate da chiunque, in un contesto assolutamente diverso, chessò, autori disimpegnati, intellettuali di destra (quest'ultimo è un esempio meramente teorico: sappiamo tutti che non ve ne sono in giro; nondimeno, se ne esistessero...).
Avrei voluto chiedere loro se non avessero mai notato che il sito di Manituana sembra tanto un sourceforge o un bug tracker, e se l'ispirazione dall'open source fosse solo a livello di licenza o anche a livello di tecniche di produzione letteraria. Ma poi non mi ha retto di buttarmi in una discussione tanto astrusa, quando becchi un vecchio amico che non vedevi da tanto! :-)
7 giugno 2007
Una mattina rilassata
In Ticino si festeggiano tutte le feste cattoliche, cui in Italia abbiamo rinunciato non ricordo nemmeno quando; Pentecoste, S. Giuseppe, Corpus Christi - oggi - e via dicendo. Per l'occasione, ne ho approfittato per dormire tutta la mattina e ingollare dei fantastici dolcetti al cioccolato; sono alcuni giorni che il tempo è una schifezza: adesso, guardando fuori dalla finestra, giganteschi nimbostrati (Wikipedia spacca) nascondono il monte Bar, il Denti della Vecchia, e tutte le altre montagne attorno a Lugano. Guardando la TF1 su zattoo, la Francia è tutta puntellata da simboli di nuvolette.
È un perfetto mezzogiorno per stare davanti alla TV e fare zapping e non pensare a nulla e non fare nulla. Prima stavo vedendo "Loosewomen" su ITV1, dove due ragazze parlavano con due donne di mezza età di occasioni perdute per andare a letto con uomini carini. Prima ancora di quello un po' di Tg2, e ancora prima quel vecchio telefilm con Bruce Willis su RAI3...
Sul computer, la TV è strana. Passi dai canali Tedeschi, a quelli Francesi, poi quelli Italiani... e ti rendi conto che non cambia molto, a parte la lingua. Eppoi il linguaggio televisivo è qualcosa per cui avevo perso l'abitudine. Così dogmatico, manieristico. Certo, avendo iniziato a leggere "La società dello spettacolo", la mente è decisamente più recettiva per certi fenomeni, tuttavia devo dire che c'è qualcosa di fondamentalmente differente, di straniante, nel fruire della TV davanti al computer: di sfuggita, questo finesettimana, avevo visto un po' di televisione a casa dei miei, sbracato sulle familiari poltrone, scolpite dalle chiappe paterne in anni e anni di tele-visione, e tutto questo senso di diffidenza nei confronti del mezzo non l'avevo notato. Adesso forse, avulso dal suo normale nido, dal suo guscio familiare e solitamente collocato sul sofà, il contenuto di immagini e di spettacoli sembra come denudato di una patina calmante e familiare, e appare per quello che è..
.. ma però ARTE è na ficata!
È un perfetto mezzogiorno per stare davanti alla TV e fare zapping e non pensare a nulla e non fare nulla. Prima stavo vedendo "Loosewomen" su ITV1, dove due ragazze parlavano con due donne di mezza età di occasioni perdute per andare a letto con uomini carini. Prima ancora di quello un po' di Tg2, e ancora prima quel vecchio telefilm con Bruce Willis su RAI3...
Sul computer, la TV è strana. Passi dai canali Tedeschi, a quelli Francesi, poi quelli Italiani... e ti rendi conto che non cambia molto, a parte la lingua. Eppoi il linguaggio televisivo è qualcosa per cui avevo perso l'abitudine. Così dogmatico, manieristico. Certo, avendo iniziato a leggere "La società dello spettacolo", la mente è decisamente più recettiva per certi fenomeni, tuttavia devo dire che c'è qualcosa di fondamentalmente differente, di straniante, nel fruire della TV davanti al computer: di sfuggita, questo finesettimana, avevo visto un po' di televisione a casa dei miei, sbracato sulle familiari poltrone, scolpite dalle chiappe paterne in anni e anni di tele-visione, e tutto questo senso di diffidenza nei confronti del mezzo non l'avevo notato. Adesso forse, avulso dal suo normale nido, dal suo guscio familiare e solitamente collocato sul sofà, il contenuto di immagini e di spettacoli sembra come denudato di una patina calmante e familiare, e appare per quello che è..
.. ma però ARTE è na ficata!
3 febbraio 2007
it's a matter of time
Ieri sera, la faccia che ha fatto Jeff, mi ora è impossibile da descrivere. Basti dire che io avevo appena ammesso di non aver mai mangiato cucina messicana, e che l'espressione che gli si era formata sul volto non era esattamente di ammirazione. Ma l'esperienza più shockante, ieri, è stata andare a dormire moderatamente alticcio ad un orario francamente ridicolo, probabilmente prima di mezzanotte. Da bravi americani pragmatici i miei ospiti ieri mi facevano un ragionamento del tipo: ma se tu ceni alle 6,30 PM, poi fai lo stesso le 3 del mattino, mai invece che stare in giro con gli amici 4 ore, ci stai 8! Lì per lì non ho trovato molte falle nel ragionamento, ed il problema è che effettivamente quando parli in inglese non ti vengono al volo cose del tipo: "sì ma lo sai che du' cojoni a stare 8 ore sempre colla stessa gente?".
Altro problema: vorrei mettere in piedi una proiezione de "Il Marchese del Grillo", un workshop di romanità per i vari francesi, americani, balcanici, lombardi che sono qui; ma non riesco a trovare file di sottotitoli in inglese. Qualche idea?
Altro problema: vorrei mettere in piedi una proiezione de "Il Marchese del Grillo", un workshop di romanità per i vari francesi, americani, balcanici, lombardi che sono qui; ma non riesco a trovare file di sottotitoli in inglese. Qualche idea?
10 gennaio 2007
Designed in California, made in China
Alla fine è avvenuto: ho ricevuto il benedetto portatilone Apple - un Mac Book Pro - e mi posso nuovamente dire "collegato".
Su Internazionale di questa settimana (un numero bellissimo, con solo racconti e con illustrazioni di Gipi, Igort, Mattotti, Toccafondo), c'è un articolo interessante di un filosofo francese, Jean Baudrillard, molto complicato, molto bello, pieno di cazzate (nel senso che non mi trovano d'accordo), ma che mi ha lasciato di stucco soprattutto per l'incipit - che ora non ricordo, guarda il caso: parla di "Eccesso di realtà" come causa dell'estinzione del mondo soggettivo. L'articolo critica (nemmeno tanto in senso costruttivo) l'avvento del digitale in fotografia, e prende questa discussione come esempio dell'Egemonico che caratterizza la nostra società occidentale, post capitalista, etc etc.
Insomma, a leggerlo tutto d'un fiato fa un pò l'effetto dei libri di Simone De Beauvoir, soprattutto se sei contrario per attitudine a quelle cose. L'effetto è quello fantozziano del ridere appresso a tutti 'sti paroloni sparati a raffica, detto molto crudemente. E insomma, tutto questo per dire che sì, non ero d'accordo su molte cose, che sì, a tratti l'avevo preso a ridere ma anche che no, questo incipit non mi è sfuggito di mente. E questa idea dell'eccesso di realtà mi sta un pò sul groppone, in questi due giorni e mezzo di ritorno a Lugano, al lavoro. Ho passato delle vacanze di natale molto belle, stando di nuovo a casa di mia nonna a dormire come quando ero piccolo, lavorando come un disperato per Chrysalis per poi vederne i frutti (detto in tre parole, è 'na bomba), stando fuori fino a tardi una sera sì e pure l'altra con gli amici, tutti gli amici.. e adesso mi trovo nella realtà del lavoro, dell'uni, di questo regalo di natale firmato Apple arrivato tardi, dopo aver abbandonato un ritmo di vita che a Roma mi sarei sognato, in tempi normali, e che quasi quasi nemmeno mi stancava più di tanto.
L'altra lettura di questi due giorni Luganensi è "Reduce" di Giovanni Lindo Ferretti. E questo è un indizio non da poco per capire il mio stato d'animo corrente. Non so se abbia tanto senso fare una recensione di un libro del genere, soprattutto da un punto di vista ideologico. Ma se verrà lo farà in un altro post. Per ora ho ben altro da fare, ad esempio capire, dopo il tasto meletta, a cosa serve il tasto accanto..
Su Internazionale di questa settimana (un numero bellissimo, con solo racconti e con illustrazioni di Gipi, Igort, Mattotti, Toccafondo), c'è un articolo interessante di un filosofo francese, Jean Baudrillard, molto complicato, molto bello, pieno di cazzate (nel senso che non mi trovano d'accordo), ma che mi ha lasciato di stucco soprattutto per l'incipit - che ora non ricordo, guarda il caso: parla di "Eccesso di realtà" come causa dell'estinzione del mondo soggettivo. L'articolo critica (nemmeno tanto in senso costruttivo) l'avvento del digitale in fotografia, e prende questa discussione come esempio dell'Egemonico che caratterizza la nostra società occidentale, post capitalista, etc etc.
Insomma, a leggerlo tutto d'un fiato fa un pò l'effetto dei libri di Simone De Beauvoir, soprattutto se sei contrario per attitudine a quelle cose. L'effetto è quello fantozziano del ridere appresso a tutti 'sti paroloni sparati a raffica, detto molto crudemente. E insomma, tutto questo per dire che sì, non ero d'accordo su molte cose, che sì, a tratti l'avevo preso a ridere ma anche che no, questo incipit non mi è sfuggito di mente. E questa idea dell'eccesso di realtà mi sta un pò sul groppone, in questi due giorni e mezzo di ritorno a Lugano, al lavoro. Ho passato delle vacanze di natale molto belle, stando di nuovo a casa di mia nonna a dormire come quando ero piccolo, lavorando come un disperato per Chrysalis per poi vederne i frutti (detto in tre parole, è 'na bomba), stando fuori fino a tardi una sera sì e pure l'altra con gli amici, tutti gli amici.. e adesso mi trovo nella realtà del lavoro, dell'uni, di questo regalo di natale firmato Apple arrivato tardi, dopo aver abbandonato un ritmo di vita che a Roma mi sarei sognato, in tempi normali, e che quasi quasi nemmeno mi stancava più di tanto.
L'altra lettura di questi due giorni Luganensi è "Reduce" di Giovanni Lindo Ferretti. E questo è un indizio non da poco per capire il mio stato d'animo corrente. Non so se abbia tanto senso fare una recensione di un libro del genere, soprattutto da un punto di vista ideologico. Ma se verrà lo farà in un altro post. Per ora ho ben altro da fare, ad esempio capire, dopo il tasto meletta, a cosa serve il tasto accanto..
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