Il TG1 ha appena mandato in onda un servizio su un laboratorio, mi pare all'università di Padova, in cui si simulano i terremoti per capire i danni alle strutture. Dalla piattaforma usata per riprodurre le scosse telluriche, la giornalista dice che «in questo momento» stanno simulando la scossa del Giappone, che è stata «simile ma quattro volte più lunga rispetto a quella dell'Aquila».
Allora.
La scossa dell'Aquila ha avuto magnitudo 6,3 Mw mentre quella del Giappone 9 Mw. L'unità di misura Mw misura la magnitudo sulla scala del momento sismico, che è la scala che ha sostituito quella di Richter nella letteratura scientifica. Ora, una differenza di 1 Mw è pari, in termini di energia sprigionata, ad un rapporto di circa 30:1. Questo significa che un terremoto di magnitudo 5 Mw è circa 30 volte più potente di uno di magnitudo 4 Mw, e così via. In base a queste considerazioni, il terremoto giapponese è stato circa 11'200 volte più potente di quello dell'Aquila.
Facciamo un altro calcolo. Questa volta contabilità mortuaria spicciola. Secondo Wikipedia, il terremoto dell'Aquila ha fatto 308 morti. La stima più recente dei morti del terremoto Giapponese, sempre secondo Wikipedia — ma la versione inglese, che è più aggiornata — è di 5'321 persone. Adesso — e qui la contabilità mortuaria diventa particolarmente fastidiosa a farsi — il rapporto è di 17:1. Se mettiamo anche le 9'329 persone dichiarante “missing” dalle autorità, arriviamo a circa 48:1.
A fronte di un sisma 11'000 volte più potente.
Per carità, è ovvio che un'energia raddoppiata non deve necessariamente tradursi nel doppio dei morti; oltretutto il terremoto a l'Aquila è avvenuto nel cuore della notte, quindi cogliendo la popolazione nel sonno. Dall'altra parte l'area in Giappone è stata molto più estesa; si è generata un'onda di Tsunami, che probabilmente è da ritenere come la vera responsabile della maggior parte della distruzione, eccetera. Insomma, è ovvio che questo ragionamento non ha alcuna pretesa d'essere una stima seria e rigorosa degli effetti che un sisma ha sulla popolazione.
Ma anche così, come diavolo si fa a dire simile?
«You write "Born to Kill" on your helmet and you wear a peace button. What's that supposed to be, some kind of sick joke?»
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17 marzo 2011
29 novembre 2010
La prosa Rocchiana
E vabbè, ogni tanto bisogna pur rompere il silenzio.
Cable Gate (sapete tutti di che si tratta). Il Sole 24 Ore (conoscete la testata). Christian Rocca (l'autore delle spericolate prose). Scrive:
“Julian Assange, attraverso il suo avvocato, ha chiesto all'ambasciatore americano a Londra se la pubblicazione dei documenti rischia di mettere in pericolo alcuni dei nomi di privati cittadini citati nei file in via di pubblicazione.”
Leggo e penso, toh, che cretino 'sto Assange, ma che, non si rende conto da solo della cosa? Ovviamente Assange non è un cretino (e Christian Rocca non è un giornalista serio) perché la lettera in questione è pubblica e recita così:
“Subject to the general objective of ensuring maximum disclosure of information in the public interest, WikiLeaks would be grateful for the United States Government to privately nominate any specific instances (record numbers or names) where it considers the publication of information would put individual persons at significant risk of harm that has not already been addressed.”
Quindi tutt'altro tono, e ancora una volta peschiamo Christian Rocca con le mani nel vaso della marmellata. Ma si sà, quando il tuo maestro è Giuliano "Pachiderma" Ferrara ...
15 febbraio 2010
Espressioni d'affetto
«Al confronto con i fanatici moralisti di oggi, Savonarola apparirebbe un ciarliero e sereno frequentatore dei salotti televisivi, non degno di un processo e tantomeno dell’impiccagione. Al rogo, invece, per bonificare la palude invereconda della politica, dovrebbero andare tutti i giustizialisti (politici, giornalisti, o magistrati che siano e i cittadini che da questi sono plagiati) nutriti solo dall’odio che, a sua volta, si ciba della salute, della faccia e della serenità altrui.»Non sapevo che augurare a qualcuno d'andare al rogo fosse diventato un'espressione di stima nei confronti di quel qualcuno. Cavoli quanto cambia in fretta l'idioma.
fonte: ilgiornale.it, 15.02.2010. Ad opera di tal Annamaria Bernardini Pace. Che non si merita manco il link.
29 dicembre 2009
Tana!
I minchioni de Il Giornale, cui giusto tale nome serve a ricordargli il mestiere che fanno;
(me le immagino, le loro conversazioni:
A: «E tu che lavoro fai, Sigismondo?»
S (intimorito): «Anchise, io lavoro per il Giornale ...»
A (silenzio imbarazzato): ...
S: «ah, sì, sì: faccio il giornalista! Giusto. Un martini, Anchise?» ).
Dicevo, i minchioni del Giornale, nonché di Libero, il Foglio, ecc. ecc., si fanno pizzicare a slinguare il loro padrone con notizie riccamente fasulle.
(via Gilioli)
(me le immagino, le loro conversazioni:
A: «E tu che lavoro fai, Sigismondo?»
S (intimorito): «Anchise, io lavoro per il Giornale ...»
A (silenzio imbarazzato): ...
S: «ah, sì, sì: faccio il giornalista! Giusto. Un martini, Anchise?» ).
Dicevo, i minchioni del Giornale, nonché di Libero, il Foglio, ecc. ecc., si fanno pizzicare a slinguare il loro padrone con notizie riccamente fasulle.
(via Gilioli)
3 ottobre 2008
Ma Vittorio Zucconi lo capisce l'inglese?

Ma come si fa a dare voto 7 a Sarah Palin nel dibattito contro Joe Biden? * Delle due l'una: O Vittorio Zucconi non ha visto il dibattito, oppure capisce un "suo" inglese. Perché altrimenti avrebbe notato il modo di dibattere della Palin: ogni qualvolta Biden attaccava la politica di McCain e lei aveva la "possibilità" di controbattere, prendeva e parlava d'altro. Biden demoliva il programma di McCain sull'assistenza sanitaria? Palin rispondeva: "ma prima vorrei spendere due parole sull'impegno di McCain sul global warming", e poi, ovviamente, dell'assistenza sanitaria non parlava. E via così. Dalle parti mie questo si chiama scappare di fronte all'avversario. Forse nell'inglese che capisce Zucconi significa "superare con eccellenza la prova". E allora ditelo che ve piace la Palin! Non è un problema ammettere questo genere di cose. Noialtri lo teniamo a mente e semplicemente leggiamo qualcos'altro, chessò, Topolino ...
3 maggio 2008
Capolavoro
Attenzione: è vero, neanche io sono un avvocato, ma è stato più forte di me. Prendete questo post come fosse cazzeggio. Ma se vi sembra che il mio cazzeggio non sia nemmeno tanto tale, allora fatemelo sapere.
La postilla finale qualifica l'autore di questo articolo del Sole come Avvocato esperto in materia di diritto delle nuove tecnologie e della privacy ... forse sarà esperto sul serio del diritto delle nuove tecnologie. Decisamente meno è esperto delle "nuove tecnologie" in questione, a giudicare da quello che scrive. E sempre se per "nuove" si intendano cose come la posta elettronica che ha tipo l'età del sottoscritto, ma vabbè.
Primo capolavoro:
Primo. E' stato confermato che la normativa fiscale di riferimento attualmente vigente (art. 69 del d.P.R. 600/1973 e art. 66-bis del d.P.R. 633/1972) non prevede la pubblicazione degli elenchi nominativi dei contribuenti (ossia di tutti coloro che hanno presentato la dichiarazione dei redditi) attraverso siti della rete internet, ma stabilisce espressamente una diversa e specifica modalità di pubblicazione che si realizza attraverso la loro messa a disposizione per la consultazione per un anno presso gli uffici territorialmente competenti dell'Agenzia delle Entrate e presso i comuni interessati (comma 6 del citato art. 69).interessante uso del termine "confermare". Troverei abbastanza difficile una smentita da parte della normativa, riguardo al fatto che questa non preveda la pubblicazione dei dati via “siti della rete internet”, visto che nel 1973 i-suddetti-siti-della-rete-internet non esistevano ancora. A meno che La Normativa non abbia normalmente (e normativamente) dei poteri di preveggenza, mi sembra che ci sia poco da confermare. Insomma, qui siamo a livello dell'artifizio retorico di seconda mano. Ma andiamo avanti al secondo capolavoro:
Anche il più volte citato Codice dell'amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005) non pare più di tanto che possa essere chiamato a sostegno della legittimità del provvedimento. Si, è vero che in tale Codice si stabilisce il principio secondo cui la disponibilità di dati e documenti della PA sia garantita con l'uso delle "più appropriate" tecnologie dell'informazione e comunicazione, ma alle condizioni fissate dall'ordinamento e con i limiti alla conoscibilità dei dati previsti dalle leggi e dai regolamenti, nonché dalla normativa sulla privacy (v. l'art. 50 del Codice suddetto).Qui l'autore cita l'art. 50 del decreto sull'amministrazione digitale, l'idea di fondo è: si possono digitalizzare i dati fintanto che la normativa vigente lo permette. Come detto prima, la normativa non prevede esplicitamente la pubblicazione dei dati del fisco sul web, per il seccante motivo di non essere in grado di prevedere il futuro (maledizione, mi immagino i problemi quando, nel 2060, vorranno implantarci neuralmente su microchip i dati della PA). Cosa ne deduce il nostro?
Dunque, si torna al punto di prima: in realtà, la normativa attualmente vigente non prevede la pubblicazione on-line degli elenchi. Si può discutere semmai se l'amministrazione avesse potuto creare sul proprio sito un'appropriata procedura informatizzata di accesso alle pagine web che riproducesse la modalità di consultazione degli elenchi cartacei presso gli uffici locali e le sedi comunali (il che non è cosa semplice), ma sicuramente senza lasciare la possibilità di libero salvataggio dei dati (con funzioni di trasferimento file, come precisa l'Autorità).Questo è veramente da ola. Giustamente un sistema bizantino dal punto di vista dell'usabilità (*) avrebbe salvaguardato la privacy poiché complicato da usare. Al poverino avranno spiegato che è un grosso problema il fatto che i file siano facili da copiare e quindi butta lì l'idea del PDF con i DRM, o del plugin Flash per vedere un documento di testo scannerizzato, o qualche altra panzana simile. Non gli hanno spiegato – forse – il fatto che uno può fare un dump della memoria video della schermata corrente e salvare comodamente in un file BMP semplicemente premendo ALT-PrintScreen. E questo nella più goffa delle ipotesi, volendo fare le cose in maniera manuale e non automatizzata, per intenderci. Non hanno spiegato al poverino che qualsiasi cosa tradotta in 0/1 è copiabile con la stessa facilità di un file di testo. Ma gli avranno spiegato, probabilmente, il grosso problema giuridico della copiabilità degli MP3, da cui la qualifica di esperto in diritto etc. etc.
Insomma, se il sistema avesse reso diffondibili piccole quantità di dati, relative ad un numero ristretto di soggetti (diciamo, chessò, la serie A di calcio?), allora il sistema avrebbe garantito la privacy ... di chi, questo non lo si capisce bene, ma l'avrebbe garantita.
Saltiamo il terzo, che forse è l'unico su cui si potrebbe intentare un'azione legale e che, ahimè, è solo l'ennesima attestazione del fatto che per fare una cosa, nella PA, devi chiedere minimo duecento pareri e nulla osta da altri enti o ministeri. Nel quarto punto, invece, il nostro ritorna al gusto del paradossale che tanto ci avevo entusiasmato prima:
I dati reddituali, così come messi a disposizione sul sito web dell'amministrazione, sono infatti diventati consultabili in qualsiasi momento, in ogni parte del mondo e da parte di un numero indefinito di utenti della rete (assumendo un carattere "ubiquitario", secondo quanto indicato anche dal Garante in un importante provvedimento dell'aprile 2007 sui siti internet degli enti locali). Ciò ha determinato non solo la possibilità di ulteriori utilizzazioni dei dati divenuti di dominio pubblico per scopi diversi dal controllo fiscale, ma anche un'incontrollata ed incontrollabile circolazione dei dati dei contribuenti italiani anche all'estero, e cioè anche in paesi che non hanno alcun sistema normativo che tuteli adeguatamente la privacy degli individui.Vero, verissimo, sacrosanto. A sentire l'esperto, sono esposto al rischio che qualche mariuolo, magari all'estero, venga a sapere il volume del mio reddito nel 2005 ("mio" in senso lato, Io al tempo ancora studiavo): ergo la pubblicazione è illegale etc. etc.. Insomma, adesso sono cazzi perché ci beccheremo ondate di phishing personalizzato da parte di generali centroafricani che, cercando di guadagnarsi la nostra fiducia giocando la carta del "io-so-quanto-guadagni-quindi-ti-puoi-fidare", ci chiederanno di aiutarli a trafugare ingenti quantità di lingotti d'oro.
OK, OK, il facile sarcasmo non è utile, ed in effetti anche quest'ultima motivazione un giudice la prenderebbe per buona. Ma viene allora da chiedersi cosa effettivamente la PA possa pubblicare su internet. Che tipo di dati? Volendo trarre le conclusioni da questa motivazione, solo dati impersonali. Ad esempio: se i vigili mi caricano la macchina e per sapere in che garage è stata portata è consultabile un database dal sito dei vigili, con i numeri di targa delle macchine sequestrate, non è presente lo stesso rischio? Qualsiasi dato su internet è consultabile sempre e da ogni posizione geografica. Del resto, credevo fosse proprio per questo che era così importante digitalizzare i dati della PA. La motivazione sarà pure formalmente ineccepibile, ma è veramente di tipo 0/1 anch'essa. O tutto o niente. O la accettiamo per buona, e allora tutti i dati di carattere personale – qualunque essi siano – sono inpubblicabili su internet, oppure non la prendiamo per buona, e riprendiamo a pubblicare su internet i dati della PA, sempre nella speranza che questo ci semplifichi la vita; e che faccia guadagnare tanti bei soldini alle ditte di informatica, ma (anche) questa è un'altra storia.
* che poi, a dirla tutta, nemmeno così difficile da realizzare, basta aver scaricato qualcosa da JSTOR una volta nella vita.
7 aprile 2008
Questo entra diretto in top ten
colpito? Ma colpito chi??
28 marzo 2008
Eccomi qui, ma Repubblica.it dov'è?
Che carino eh? Perfetta separabilità tra le due classi dominanti ... Laici progressisti contro i cattivi Confessionali conservatori. Facile facile ed ecco spiegato il panorama politico secondo Repubblica.it.
In “Buongiorno, Notte” di Bellocchio, ad un certo punto uno dei BR apostrafa un'altro dicendogli: “ma che, credi ancora ai sondaggi di Repubblica?!”; e come dargli torto? Il test di Voisietequi usa il multidimensional scaling, che calcola le distanze tra la posizione politica dell'intervistato e quella dei vari partiti. Ma l'MDS non attribuisce nessun significato, a priori, agli assi cartesiani delle coordinate dei punti. Il test di Repubblica invece è più simile a The Political Compass, che usa semplicemente l'analisi fattoriale ed in più attribuisce – a priori – agli assi un certo significato politico: Laico / Confessionale nel caso di Repubblica, ad esempio.
Questa è la classica forzatura in cui si cade quando si usa l'analisi fattoriale, visto che gli assi calcolati dalla analisi fattoriale sono semplicemente quelli lungo i quali si osserva la maggiora varianza dei dati, cosa che non necessariamente implica una data catalogazione (covariation is not causation, darling). Insomma, per farla breve, se anche quelli di Repubblica avessero consapevolmente forzato l'analisi dei dati per far apparire il PD omogeneo al resto della sinistra, è abbastanza facile notare incongruenze nel test e non attribuirgli molta affidabilità. Certo, scorrendo i commenti vedi un sacco di gente che dice “Ehi, c'ha proprio preso con me!”, ma se per questo c'è anche un sacco di gente che pensa che l'umanità si divida in 12 classi perfette, (*) sempre sulla base del “Ehi, con me c'ha preso!”.
Viene da chiedersi – piuttosto – come si faccia a spiegare alla maggioranza delle persone la grande differenza tra Repubblica e Voisietequi: da una parte un metodo non trasparente – che mi puzza di sballato nella migliore delle ipotesi, dall'altra un metodo aperto e collaborativo, che magari non arriverà mai ad avere le interfaccine trendy fatte in flash, ma che sotto il cofano ha degli ingranaggi che possono essere ispezionati da tutti. Al riparo dei sondaggisti di Repubblica.
(*) cmq Rob Brezny non può non starti simpatico!
15 dicembre 2007
14 novembre 2007
L'ottimismo Gianni, l'ottimismo!
Leggetevi questo articolo da Kataweb Musica ...
notate le panzane ...
notate la foto di Thom Yorke che si regge la testa come se stesse dicendo: "ma chi me l'ha fatto fare, povero me, ora sono povero" ...
(tecnica didascalica, altrimenti nota come "bocca a culo di gallina", il cui padre tutti noi ben conosciamo)
... poi continuate, e leggetevi la sequela di impropèri che si è beccato l'autore nei commenti. :-)
Cose del genere mi lasciano ottimista sul futuro dell'umanità.
notate le panzane ...
notate la foto di Thom Yorke che si regge la testa come se stesse dicendo: "ma chi me l'ha fatto fare, povero me, ora sono povero" ...
(tecnica didascalica, altrimenti nota come "bocca a culo di gallina", il cui padre tutti noi ben conosciamo)
... poi continuate, e leggetevi la sequela di impropèri che si è beccato l'autore nei commenti. :-)
Cose del genere mi lasciano ottimista sul futuro dell'umanità.
8 ottobre 2007
Sì, come no
È piuttosto imbarazzante assistere alla retorica che accompagna l'ennesima notizia di un Italiano emigrato da una vita, che ottiene riconoscimenti scientifici. Di colpo viene (ri)scoperto. Così accade che la pagina di it.Wikipedia su Mario Capecchi, novello nobel per la medicina, sia stata creata (già, non aggiornata, *creata*) oggi stesso. Questo mi sembra un buon indicatore di quanto se lo cagassero fino ad oggi in Italia, sto tipo. Repubblica.it titola definendolo italo-americano, ma poche righe più tardi passa a definirlo Italiano di Verona, ma residente negli Stati Uniti (sul CV di Capecchi, c'è scritto: Citizenship: US). Il tizio c'è andato a 7 anni: mi immagino quanto lo si possa definire Italiano.
26 agosto 2007
La rivincita dei nerd
All'inizio non avevo capito la faccenda dei fotomontaggi, poi mi sono messo a cercarne le origini, ho capito il motivo e anche la comicità (ci mette un po' a caricarsi). Adesso posso dire di aver rifatto un po' pace con il principio di libertà d'espressione, che al tempo delle vignette satiriche su Mohamed non riuscivo a farmi tornare. Chi non capisce l'intento castigatorio di quelli del forum di NGI non arriva al punto, scambia la luna con il dito che la indica, si appella alla dignità dei parenti della ragazza assassinata senza capire che la derisione non è indirizzata nei loro confronti.
Ai tempi delle vignette satiriche sul profeta, non capivo come mai il principio della libertà d'espressione potesse -anzi, dovesse- essere tanto superiore da inibire il buon gusto da parte dei vignettisti. Adesso c'è un cattivo gusto che con ogni probabilità farà male alle persone coinvolte nella vicenda, e tuttavia non riesco a vedere perché il dovere al rispetto sia da anteporre alla libertà di espressione, libertà di poter castigare queste due tipe ed il loro -triste- tentativo di accaparrarsi i loro 15' di celebrità.
Questo forse insegna che i principi si applicano usando in primis il buon senso, e non ciecamente, alla Calderoli. Insegna anche che dovrei rimettermi a leggere "La società della spettacolo", visto che me la sgaggio tanto ma poi non passo ai fatti, ma 33 °C alle 9 di sera sono più che una giustificazione!
Ai tempi delle vignette satiriche sul profeta, non capivo come mai il principio della libertà d'espressione potesse -anzi, dovesse- essere tanto superiore da inibire il buon gusto da parte dei vignettisti. Adesso c'è un cattivo gusto che con ogni probabilità farà male alle persone coinvolte nella vicenda, e tuttavia non riesco a vedere perché il dovere al rispetto sia da anteporre alla libertà di espressione, libertà di poter castigare queste due tipe ed il loro -triste- tentativo di accaparrarsi i loro 15' di celebrità.
Questo forse insegna che i principi si applicano usando in primis il buon senso, e non ciecamente, alla Calderoli. Insegna anche che dovrei rimettermi a leggere "La società della spettacolo", visto che me la sgaggio tanto ma poi non passo ai fatti, ma 33 °C alle 9 di sera sono più che una giustificazione!
15 giugno 2007
Né USA né Islam, né Ruini!
A Repubblica adesso anche le scritte nazista sui muri fanno notizia. E “alimentano la polemica”.
Mi chiedo allora che razza di polemica avrebbe potuto alimentare la scritta che avevo sotto casa l'anno scorso; e firmata con una bella croce celtica.
Ci provo ora: “L'estrema destra denuncia la mancanza di alternative. Scritte apparse nella notte alimentano la polemica. Il Card. Ruini: «Gli slogan privi di logica sono contro la natura divina della creazione.»”
Mi chiedo allora che razza di polemica avrebbe potuto alimentare la scritta che avevo sotto casa l'anno scorso; e firmata con una bella croce celtica.
Ci provo ora: “L'estrema destra denuncia la mancanza di alternative. Scritte apparse nella notte alimentano la polemica. Il Card. Ruini: «Gli slogan privi di logica sono contro la natura divina della creazione.»”
9 giugno 2007
Witricity?!
nel 1890, più di un secolo fa, un fisico e ingegnere elettrico di Long island, Nikola Testa, propose di trasferire la corrente via etereUN fisico e ingegnere elettrico! UN! Oddio....
Oltretutto molti notano le manie di grandezza del MIT. Ergo per Repubblica trattasi di una grande scoperta rivoluzionaria.. ma mi faccia il piacere!
10 maggio 2007
I titolisti di Repubblica (.it)
Brevettate in America alcune tecniche e teorie
Sull'antica disciplina è rivolta in nome della tradizione
la disciplina è lo yoga.. fortuna che nell'articolo si parla anche d'altro, non solo "nel nome della tradizione". Avessero parlato di globalizzazione, li si sarebbe potuti scambiare per quelli del Manifesto?
Intanto la casa farmaceutica Svizzera di cui si parla, dovrebbe essere Novartis.
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