JD: «Sai una cosa, il Conte di Warwick è il mio personaggio preferito del libro,
lui e l'imperatore del Mohock club»;
WMn: «Anche il mio».
JD: «Sai una cosa, il quartetto di liberisti mi aveva fatto pensare, quando lo
lessi, a quelli di tocqueville e i vari blog liberali che se la cantano e se la suonano».
WMn: «Sono esattamente loro».
Ho preferito non controllare se il non-esiste-due-senza-tre fosse valido. Preferisco autoimpormi, come spiegazione, il fatto che in realtà io sia un lettore molto più attento di quanto pensassi.
Eppoi esulando dal libro, una chiacchierata "sul movimento", che nel tempo si è sfasciato, che all'inizio, tra le tute bianche, ci stavano anche insospettabili DS e altro ancora, che se una cosa te la chiede il subcomandante Marcos te col cavolo che gli dici di no...
Ciò mi ha fatto pensare che ammiro molto il collettivo WM per la loro capacità di aver inventato qualcosa che definirei "ingegneria letteraria", e di portarla avanti con cose come la scrittura collettiva, la fruizione comunitaria dell'opera e via dicendo. E che queste idee sono talmente innovative che difficilmente - penso - dipendano dalle loro posizioni politiche. È vero, ne sono funzionali, ma io mi immagino - nella mia solita fissazione d'andare oltre le divisioni - che potrebbero benissimo essere usate da chiunque, in un contesto assolutamente diverso, chessò, autori disimpegnati, intellettuali di destra (quest'ultimo è un esempio meramente teorico: sappiamo tutti che non ve ne sono in giro; nondimeno, se ne esistessero...).
Avrei voluto chiedere loro se non avessero mai notato che il sito di Manituana sembra tanto un sourceforge o un bug tracker, e se l'ispirazione dall'open source fosse solo a livello di licenza o anche a livello di tecniche di produzione letteraria. Ma poi non mi ha retto di buttarmi in una discussione tanto astrusa, quando becchi un vecchio amico che non vedevi da tanto! :-)
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