4 novembre 2007

Ho scoperto Barbara Spinelli

Non so che faccia abbia, quanti anni abbia, quale sia la sua storia. So che ho scoperto gli editoriali di Barbara Spinelli su La Stampa e che mi trovano parecchio d'accordo. Intanto segnalo questo qui, grazie al quale ho scoperto una nuova parola (Anodino! adesso la userò sempre e comunque); indica chiaramente un problema non da poco, quello della discriminazione dei Rom in Europa, che passa inosservato ai più.

Sempre su questo argomento, ho intenzione di cominciare sul serio un progetto che avevo messo nella lista delle cose da fare, che se rivedo mi metto a ridere, o a piangere, tanto è lo stesso, e che langue ivi da quel dì. Prossimamente su questi schermi.

2 commenti:

Se' ha detto...

non so junkie, mi sembra un filo buonista...cioè: non dico di mettere al rogo i rom. però chi vive in una comunità deve necessariamente accettare gli obblighi della comunità oltrechè i privilegi. questo vale per ogni comunità. dagli specializzandi ai rom. e loro a volte sembrano voler parassitare la comunità in cui vivono piuttosto che viverla...inoltre: se non sono migranti come dice la spinelli, cosa li differenzia da una normale comunità di disoccupati? perchè dovrebbero godere di privilegi rispetto ai cassintegrati fiat o al bracciante lucano?

Junkie ha detto...

Serè, famo a capisse: se vivi in un villaggio di baracche a Tor di Quinto (come anche lungo il Tevere, tanto per evocare un altro fatto di sangue di qualce tempo fa), non penso che appartieni ad una che ha già avuto sin troppi privilegi.

Quello che nota la Spinelli è inoltre che esistono esempi in cui le istituzioni hanno ottenuto l'integrazione delle comunità Rom.Il che vuol dire anche che le istituzioni si sbattano per mediare tra le comunità. Puoi pensare che questo sia un regalo non meritato per le comunità Rom. Io penso sia un regalo per qualsiasi comunità si debba trovare a convivere con un campo Rom accanto. E infatti a Roma quello che è successo è che Veltroni si è limitato a spostare i campi fuori dal raccordo, il che è tutto fuorché una soluzione all'integrazione.