29 dicembre 2009

Tana!

I minchioni de Il Giornale, cui giusto tale nome serve a ricordargli il mestiere che fanno;
(me le immagino, le loro conversazioni:
A: «E tu che lavoro fai, Sigismondo?»
S (intimorito): «Anchise, io lavoro per il Giornale ...»
A (silenzio imbarazzato): ...
S: «ah, sì, sì: faccio il giornalista! Giusto. Un martini, Anchise?» ).
Dicevo, i minchioni del Giornale, nonché di Libero, il Foglio, ecc. ecc., si fanno pizzicare a slinguare il loro padrone con notizie riccamente fasulle.

(via Gilioli)

16 dicembre 2009

Buona resurrezione di Horus a tutti


Questo blog si è appena risvegliato. Abbiamo inteso un rumore, come di un forte colpo. Una bella tranva, per intenderci. Chissà se vale la pena di tornare a dormire, oppure no.

(in alto: come un dejà vu)

21 luglio 2009

“E perché non vengono più?”

Ce ne sono certamente di più clamorose di battute di B. tra quelle pubblicate oggi dall'Espresso, ma quella che mi ha dato più da pensare è la seguente:
SB: io sono andato in Finlandia...mi hanno fatto vedere una cosa...una chiesa di legno, cadente...Noi qui abbiamo...40mila parchi storici con tutti i tesori dentro, 3500 chiese, 2500 siti archeologici, pari al 52% di tutte le opere d'arte catalogate al mondo e al 70 % di tutte le opere d'arte catalogate in Europa: questa è l'Italia.
Frasi come questa, un miliardo di volte le avrò sentite; per vantarsi, spesso, o per asserire l'ovvio: che l'Italia è culla dell'arte lo sanno anche i sassi. Per ricordare che siamo invidiati da tutto il mondo. Però mai le ho sentite pronunciare per sancire un dovere morale; per motivare il principio di salvaguardia del patrimonio nazionale. Si tratta del nostro bene più prezioso -- questo ci diciamo l'un l'altro -- ma non ci si sente mai in dovere verso di esso. Non lo dice l'imbianchino, l'insegnante, il prete, il dentista; non lo dice la prostituta, e su su fino al presidente del consiglio, che a quanto sembra non lo dice neanche lui -- e non s'è dovuti andare nemmeno poi tanto su.

C'è una teoria secondo la quale lo scrittore William Shakespeare non è mai esistito, e quello che noi leggiamo che porta il suo nome sarebbe in realtà l'opera collettiva di tanti anonimi; o forse di Marlowe, che avrebbe scritto dietro pseudonimo. Secondo la teoria, lo spirito dell'opera Shakesperiana proviene direttamente dal bagaglio culturale della società inglese del 17° secolo, al punto tale che non è nemmeno rilevante chiedersi se mai quel William Shakespeare -- quel tipo mezzo pelato e con l'orecchino -- sia veramente nato a Stratford-upon-Avon, perché le sue opere sarebbero comunque state scritte. In un certo senso, aleggiavano nell'aria in attesa di una mano che le trascrivesse su carta. Allo stesso modo si dice spesso che B. sia al tempo stesso causa ed effetto del degrado della società italiana; che è inutile fermarlo, perché ha già vinto.

Secondo me B. non è né migliore né peggiore delle persone che lo hanno eletto. Scopa senza preservativo, e si lamenta che gli mettono troppo zucchero nel caffè. Ragiona che sarà l'unico capo di stato ad essere stato presente a tre diversi G8 nel corso della storia, forse nemmeno rendendosi conto che l'economia del globo è appena crollata; gli basta il dato sportivo, è a tre G8, come fosse il Brasile a 5 coppe del mondo. Si può parlare della contingenza che ci ha portato B. al potere, ma secondo me il punto è un altro. Bisogna cambiare noi stessi, prima di chiamare in causa lo spirito dei tempi. Solo allora riusciremo a liberarci di B. e dei suoi servi.

14 luglio 2009

Non è difficile

Facile aderire ad uno sciopero dei post quando si è in un periodo di astinenza. In compenso leggo molto.

2 luglio 2009

Quando un unico blocca fa da governo ed opposizione

“Non si può pensare di risolvere il tema dell’immigrazione solo con politiche domestiche sulla sicurezza. Sarebbe come mettere un francobollo su una parete grande migliaia di chilometri. Proviamo a pensare in modo globale non solo a questioni connesse all’economia ma anche alla cultura politica e alla qualità del dibattito culturale. Proviamo a farlo con due punti di riferimento, una maggiore distribuzione della ricchezza e una maggiore coesione tra Nord e Sud del mondo. Se non lo si fa non ci si deve poi meravigliare se fa capolino non solo l’immigrazione biblica ma anche lo scontro di civiltà tra Islam e Occidente”
Gianfranco Fini, 1 Luglio 2009. *
Se si pensa che queste parole sono pronunciate dalla stessa persona che ha firmato la legge Bossi-Fini, se ne ricava la misura di tante cose: dell'ipocrisia umana, certo, ma anche dell'ingenuità delle persone. E del grado di democrazia di quel paese a che si trova a 40 Km da dove scrivo. Ma ora basta: queste son polemiche, e le polemiche fanno rattristare il nostro presidente Napolitano.

17 giugno 2009

Venine

Chissà se con tutte questa confessioni sulle veline e Berlusconi non siamo solo all'inizio di una lunga serie. Quando si parla della deriva morale dell'Italia si citano sempre i reality show e la De Filippi e questa voglia degli italiani di apparire, apparire, apparire. Sarebbe ironico se adesso, quella creatura che le televisioni di Berlusconi hanno creato, si rivoltasse contro il suo creatore, e lo divorasse.

Slowly, back to life.

5 giugno 2009

Lo dicevo io

che c'era qualcosa - o qualcuno - di interessante a Milano.
Veramente il Cavaliere ha la passione per le ville e le feste regali, com'è noto.
"Le tante ville del Berlusca sono solo un sogno puerile. La realtà è il tinello. Qui vogliono continuare a fare i soldi vendendo alloggetti senza corridoi e senza sale da pranzo a 4-5 mila euro al metro quadro. La gente si svena per comprarli e poi, per vedere gli amici, è costretta a vivere in strada con il bicchiere dell'aperitivo in mano. Ecco: stare fermi con l'aperitivo in mano, in fuga da palazzi e strade senza negozi, è il simbolo di dove siamo arrivati".
totale!

14 marzo 2009

Il bosone di Gelms

Sarà, ma io da questa intervista ci desumo solo la voglia di disporre arbitrariamente dei progetti di ricerca esistenti, più la solita vecchia idea della cattedrale nel deserto, à la M.I.T. tremontiano, tanto per intenderci. Ridicola poi la risposta sugli stimoli alla ricerca privata ("Di più non si può").

Se la deriva autoritaria di questo governo è una cosa di cui seriamente preoccuparsi, una cosa veramente fastidiosa è la totale mancanza di idee innovative.

10 marzo 2009

The Remix Culture

Decine di video di Youtube shakerati assieme. Gente che improvvisa, lezioni di chitarra fai-da-te; vecchi spezzoni di bluesman dalla TV, una giovane mamma che canta davanti al computer. Quel che esce fuori è un'incredibile jam session fatta attraverso la rete. Thru-You.

6 marzo 2009

4 marzo 2009

Maestra, sono loro che hanno iniziato!

Inutile, è più forte di me. Non riesco a passare 5 min di navigazione randomica senza inciampare nella fossa che il PD si sta scavando; il fondo è stato già toccato da tempo.

Tutto saltato.
«Chi poteva sapere che la situazione sarebbe precipitata? Veltroni mi ha chiamato per dirmi che gli spiaceva tanto».

Poi l'ha chiamata Franceschini.
«Sì. Mi ha detto che il governo ombra non esisteva più e a guidare i dipartimenti sarebbero andati solo i parlamentari».

Dipartimenti?! Ma Franceschini non doveva fare il repulisti, piazza pulita, mastrolindo etc. etc. del PD?

Il PD si dà una nuova struttura organizzativa basata su aree tematiche.
Al posto del governo ombra, azzerato nelle nomine e nella forma, il nuovo organigramma prevede 12 Dipartimenti i cui responsabili sono stati scelti in base a criteri di esperienza e autorevolezza del lavoro parlamentare.

Lettura veloce – annoiata – della lista. Un Fassino agli esteri, un Bersani all'economia (e c'è pure gente che sperava nella sua candidatura alle primarie: uno la cui massima aspirazione sarà al massimo un ufficio più spazioso nel loft). Altri nomi, sconosciuti. “Criteri di esperienza e autorevolezza” sì: ma “nel lavoro parlamentare”. Una a caso, tal Roberta Pinotti:

E' stata assessore alla scuola, alle politiche giovanili e alle politiche sociali della Provincia di Genova dal 1993 al 1997, assessore alle Istituzioni scolastiche di Genova dal 1997 al 1999 e segretaria provinciale dei DS dal 1999 al 2001.

E dove? All'Educazione? Quasi: alla Difesa. Ritenta, Franceschini, sarai più fortunato.

28 febbraio 2009

Giustizia


Friedrich Dürrenmatt ha descritto la Svizzera. In Giustizia, pagina 36. Altro non c'è da dire.

26 febbraio 2009

Un "eroe"

Sempre a proposito di nichilismo, la stella nascente dei Repubblicani, tal Bobby Jindal si prepara già alla campagna del 2012. In che modo? Ovvio, con un bel "State is the problem":
"The way to lead is not to raise taxes and put more money and power in hands of Washington politicians," Louisiana Gov. Bobby Jindal, who gave the Republican Party's official response, said in excerpts released early. The massive economic stimulus bill recently enacted by Obama and congressional Democrats, Jindal said, will expand the government, "increase our taxes down the line, and saddle future generations with debt."
Però è un eroe: non vuole prendere i soldi federali dello stimulus package per il suo Stato. Immagino l'euforia della gente a New Orleans! Il problema, da noi, è che l'Obama italiano è tal Matteo Renzi. Che ci pensa a lungo per la risposta sulla guerra in Iraq, ma sull'aborto ha le idee chiarissime.

UPDATE (03.03.2009): leggo che il PDL potrebbe candidare un ex-portiere della nazionale per contrastare il nostro Renzi, ad una non meglio specificata tornata elettorale. Non mi interessa nemmeno quale -- è importante? Un degno avversario direi.

25 febbraio 2009

Vecchia tattica

Narrator: Concurrently, the military banned long hair on males; mini-skirts; Sophocles; Tolstoy; Euripedes; smashing glasses after drinking toasts; labor strikes; Aristophanes; Ionesco; Sartre; Albee; Pinter; freedom of the press; sociology; Beckett; Dostoyevsky; modern music; popular music; the new mathematics; and the letter "Z", which in ancient Greek means "He is alive!"
solo che loro procedono a casaccio. Tutto per confondervi (Povia è il prossimo, alla voce: modern music).

Lettera alla madre

No, non siamo sempre di questo tenore: normalmente parliamo del tempo.

Su Baricco

Cara mamma,
Sono molto stupito dall'ingenuità della provocazione di Baricco. Da quel che mi pare di capire, il nocciolo del suo ragionamento è che i sussidi statali portino o abbiano portato – almeno in Italia – all'impoverimento del panorama culturale. Il mercato potrebbe autoregolarsi meglio, fermo restando il fatto che il pubblico andrebbe prima delucidato ("educato" pare brutto) dei meccanismi moderni della fruizione culturale. La proposta di Baricco riguarda il teatro, ma sono sicuro che in fondo in fondo riguardasse anche gli altri campi della cultura che ricevono sussidi statali.

Io tutto questo lo trovo profondamente ingenuo e, data la radicalità della proposta, anche un po' "sospetto". Non sa forse Baricco che il mercato – che sì, è tanto efficace nel generare ricchezza – ha anch'esso i suoi difetti, e che è lungi dall'esser la soluzione a tutti i mali? I mercati, ad esempio, possono incappare in situazioni spiacevoli: il regime di monopolio è il primo esempio che mi viene in mente. L'ideale del mercato autoregolantesi, in cui tutti gli attori competono tra loro in modo razionale, con la completa informazione disponibile a tutti e in ogni momento; è semplicemente una descrizione ideale e limitata di una realtà molto più complessa e in cui, solitamente, si vede che spesso agli attori piacerebbe molto di più poter far affari senza concorrenza. Baricco non è un economista – nemmeno io lo sono – ma lui certo sa di preciso cosa voglia dire essere un best seller: le librerie non si lasciano mai sfuggire i suoi libri (che io non ho mai letto peraltro: risulterò snob, ma se è quello il modo di scrivere di Baricco, penso di non essermi perso molto, dopotutto).

Condivido il fatto che lo Stato, per far prosperare un settore cui elargisce sussidi, debba essere in grado di operare una selezione giusta e sensata: data la situazione che egli descrive, riconosco l'urgenza dell'appello di Baricco. Qui arriviamo alla radicalità della proposta. Baricco non pare interessato a spiegarci per quale motivo la Cultura si presterebbe così bene alle logiche di mercato. È vero, l'industria culturale esiste e fa girare tanti quattrini, il che dimostra che i prodotti culturali sono commercializzabili. Ciò non vuol dire certo che la Cultura stessa possa o debba sopravvivere del solo libero commercio. Mi spiego, ma a questo punto dovrebbe esser chiaro a cosa miro: il libero mercato è bravo ad espandersi e ad innalzare il tenore di vita delle persone. Purtroppo è notoriamente meno bravo nel mantenere elevati livelli di qualità delle merci che produce. Non solo: non sta scritto da nessuna parte – e bada bene, nemmeno nel pamphlet di Baricco – che la Cultura in una democrazia debba essere in grado di fare a meno delle sovvenzioni statali. Una società in cui questa cosa avviene non diviene automaticamente una società migliore di una in cui ciò non avviene. Al contrario, io penso che in un modello come quello che auspica Baricco sarebbe mille volte più difficile che certe forme d'espressione artistiche venissero alla luce. Il motivo è semplice: in un'economia di mercato sopravvive il prodotto che supera la concorrenza degli altri prodotti, e questo Baricco non può negarlo (negherebbe forse la sua stessa carriera?). Un prodotto culturale non è necessariamente fatto pensando ad una relazione di concorrenza con altri prodotti, e secondo il mio umile punto di vista devono poter esistere opere concepite nella maggior libertà possibile. Per questo esiste lo Stato: per spendere quattrini in attività non direttamente remunerative ma ciò nonostante preziose per la collettività (i parchi pubblici, le fontanelle, producono forse ricchezza?!). Chi non riconosce una cosa del genere e pensa che tutte queste prerogative possano essere egualmente garantite dal libero Mercato secondo me dimostra solo una gran confusione.

Giungo alla conclusione riprendendo il mio giudizio di stupore iniziale. Baricco mi sembra veramente ingenuo nel proporre le virtù del mercato per qualcosa che mercificabile non sempre è. Talmente ingenuo da indurmi a pensare che il suo ragionamento sia condizionato dalla sua esperienza di autore di successo commerciale. Non ne ho parlato, ma ci sono altri punti del suo ragionamento che trovo semplicemente privi di senso: tra le tante voci del suo bilancio, da cui lo Stato potrebbe trarre i soldi per porre in atto il piano di riforma della scuola che Baricco propone, proprio dalle attività culturali questi doveva andare a pescare! Forse, conoscendo meglio degli altri l'economia della pubblica attenzione, Baricco ha organizzato la sua strategia in una maniera ben precisa – senza lasciar nulla al caso. Quale migliore stagno dove lanciare una pietra se non uno perfettamente immobile? Io però continuo a rimanere perplesso.

Baci

21 febbraio 2009

Per alzata di mano

E' triste vedere l'esercizio della democrazia utilizzato per legittimare decisione già prese.
  1. La direzione Nazionale del PD. Che Franceschini non azzererà nel "repulisti generale" che ha promesso, perché "eletta".
  2. «Fuori, un tipo distribuiva Europa gratis dicendo: “che, lo voi er giornaletto?”.» perfetta descrizione, da Gilioli.
Si potrebbe continuare, ma pare brutto infierire.

UPDATE (22 Feb. 2009) (ebbene sì, infieriamo):
La Direzione Nazionale oltre ai 120 componenti eletti dall’Assemblea Nazionale è composta da … [&]
segue un elenco di praticamente tutte le cariche del PD. Qui sarebbe da chiedersi se questi signori, una volta azzerate le loro cariche (come Franceschini promette), continueranno a far parte del CN oppure no. E comunque è stata l'assemblea stessa ad eleggere i restanti 120 membri (tra cui si possono trovare personalità del calibro di Dorina Bianchi, astenutasi in commissione sanità sul testo Calabrò), per cui dire che "sono stati eletti" è quantomeno fuorviante se non malizioso. Perché non chiedere all'assemblea se anche queste persone debbano essere cambiate?

Che Franceschini sia solo un pupazzo mi pare evidente. Il deficit di democrazia all'interno del Partito "Democratico" mi sembra penoso.

17 febbraio 2009

L'unica cosa

Mentre cucinavo le orecchiette, pensavo -- manco a dirlo -- al declino e alla caduta del partito democratico. Ho un'amica, su Facebook, che supporta attivamente il PD: comprensibilmente, adesso è molto abbattuta. Mi piacerebbe farci una chiacchierata, con questa mia amica. Ovviamente dal vivo -- non su FB. Spiegarle come mai non potrò mai dirmi del PD (ammesso che, nell'ipotetico futuro della mia immaginazione, il PD continui ad esistere), come mai il PD sia frutto di un'idea aberrante e stantia proveniente dagli anni '70, quella di unire definitivamente l'etica democristiana e quella comunista, che sì, per carità, avrebbe potuto certamente funzionare, visto il paese che è l'Italia, ma anche che il PD e Veltroni sono stati fregati dalla tempistica, per via di tutti i gli eventi avvenuti dalla caduta del governo Prodi fino ad oggi. Vorrei anche dirle che un poco la invidio, perché io invece mi trovo in questa specie di limbo, in cui vedo chiaramente che non potrò mai più votare PD [*], mentre dall'altra parte c'è qualcosa che più che i prodromi di una dittatura morbida mi sembra la vita quotidiana degli orchi di Angbad ai tempi del Silmarillion. Lei può essere triste per via del suo ideale, io non riesco nemmeno ad immaginarmi un futuro per la mia nazione.

[*] credo che in altri tempi, e più precisamente nell'immediato dopoguerra, non avrei mai votato PCI, sapendo che i patti lateranensi sono entrati nella costituzione per via di una genialata di Togliatti. Dire che sono in un periodo anticlericale è poco.

Minimalia

Un esempio emblematico di quel che è mancato al PD.
Ticino. Interno giorno. Oggi il Gran Consiglio Ticinese (quanto mi fa spaccare questa terminologia politica Svizzera: pare uscita dal libro Cuore) cassa la proposta della Lega (dei ticinesi) di modificare la legge edilizia in modo da vietare esplicitamente la costruzione di minareti.
Il leghista promotore della legge:
« Il minareto – ha sostenu­to Lorenzo Quadri – non è un elemento essenziale della mo­schea e dunque non capisco come si possa affermare che la richie­sta che avanziamo è lesiva della libertà di culto sancita dalla Co­stituzione. Quello che si vuole evi­tare è che in Ticino sorgano sim­boli di conquista territoriale, di una cultura estranea alla nostra, di una cultura, questa sì, che pone qualche problema per quel che riguarda il rispetto dei detta­mi della democrazia: bisogna in­fatti domandarsi se nei paesi isla­mici si possono costruire campa­nili o convertirsi facilmente a un’altra religione »
E una delle repliche è stata:
Dato che in al­cuni paesi islamici è pratica­mente impossibile edificare luo­ghi di culto cristiani, è giusto al­lora proibire da noi la costruzio­ne di minareti?
Semplice buon senso animato da un principio di fondo di uguaglianza. Me lo immagino, invece, quello che avrebbe tirato fuori Il PD per stigmatizzare questo leghista di turno: l'orrore della Shoà, la piaga delle cavallette, Barack Obama che disapprova, la questione sicurezza, che norme del genere non risolvono, e via dicendo, in un vortice di cazzate che alla fine avrebbero fatto passare il leghista di turno come una persona di buon senso e -- diciamocelo -- anche pragmatica. Dello stesso pragmatismo di quelli di Turate, per esempio.

9 febbraio 2009

In tutto questo

Io volevo solo dire: grazie signor Englaro.

Per dirti che hai torto, vecchio mio

Una volta stavo spiegando Civilization a due amici. Gli mostro il mio impero, tutto soddisfatto, e gli faccio vedere la schermata di New York -- diciamo New York -- con i grattacieli ed il SETI project. Gli dò giù sul paradigma del gioco, la lotta tra le civiltà, la fase manageriale, le scoperte scientifiche, e via dicendo. Poi uno di loro nota che nella mia NY c'è ancora il Tempio, l'edificio che, dopo la scoperta della pottery e della religione, è tra i primi che puoi costruire:
«non è mica tanto plausibile che ci siano ancora i templi antichi, se ti trovi nell'età moderna», dice lui: tutta la coolness di Civilization, puff, era già sparita.

Dovrei chiamarlo, uno di questi giorni.

1 febbraio 2009

E io? ah, sono italiano



La cosa più divertente è che lui canta "peccatcho, peccatcho", con l'errore di pronuncia dell'Italiano di un inglese. Che a me però fa pensare ad un italiano che prova a fare l'inglese che prova a fare l'italiano, tipo Montesano che fa la gentildonna inglese. Ma lui è Americano.

29 gennaio 2009

Il lato oscuro dello sforzo

L'ultimo aggiornamento della KUbuntu installata sul mio computer casalingo ha riguardato il kernel, le libc, il gcc, una manciata di driver e non so cos'altro. 60 mega di pacchetti. Una volta fatto ho riavviato e rieccomi qui, come se nulla fosse accaduto. Ai tempi di Slackware sarebbe partita una ricompilazione del kernel custom e non so quant'altro. Una fonte imprevedibile di grattacapi; però il bello era tutto là. Bei tempi andati ...

25 gennaio 2009

Una macchina del tempo economica

Bloccato a letto da una febbrina™, leggo un libro di Tolkien ed ascolto un concerto dei Metallica alla radio. Ma che sta succedendo?

Silverarrow

Ieri nella stazione Termini c'era uno dei nuovi ETR 600 “Freccia argento”, i nuovi Pendolino con il sistema d'alimentazione compatibile con le linee svizzere e tedesche. Alla vista del papero mi sono un poco riappacificato pensando all'esoso biglietto sborsato per il mio Eurostar. Eppoi io avevo pure un Elfo che si chiamava Silverarrow!

18 gennaio 2009

Il mantra che non funziona

Any serious political thinking about Israel and Palestine must be based on the premise that military force is a deterrent only and an increasingly questionable one at that and that it is not arms but humans who conclude peace. Peace is a collective good. Israel is caught in a defunct Westphalian model of sovereignty which assumes that the state is in control of all that is alive and dead within and at the margins of its boundaries. Most advanced democracies know that neither normatively nor empirically is this the case anymore. Sovereignty is a bundle of state privileges and prerogatives which can be shared, delegated and co-exercised with other groups and powers. Many in the Israeli leadership know that they will never permit full and Palestinian sovereignty over air space, be it in Gaza or the West Bank; over the free passage of goods in and out of ports in Gaza which would be the only form of access to the sea for a future Palestinian state; nor will Israel give up control of the underground water reserves extending on both sides of the 1967 territories. So why does one pretend that a sovereign Palestinian state will be sovereign in the sense in which Israel would like to consider itself sovereign? The sad and simple truth is that such a Palestinian state will be perpetually bullied, controlled, monitored, and occasionally smashed by Israel. Precisely because many who advocate a two-state solution also know that their future relations with the Palestinian state will be less like those between Italy and Austria and much more like those between Tibet and China and India and Kashmir that many Israeli politicians pay lip service to this ideal while making sure on the ground that it becomes less and less likely.
Quando ti ripetono a pappagallo il mantra del "una terra, due stati". Da leggere. Via 3QD.

17 gennaio 2009

Esattamente qui che è partita

«Ho ritenuto mio dovere farlo - prosegue il ministro - perchè Ponzio Pilato non fu certo un esempio di buon governo. Ho preso peraltro a fondamento della mia determinazione atti quali il parere del Comitato nazionale di bioetica e la Convenzione dell'Onu sui disabili, il cui disegno di ratifica è all'esame del Parlamento» [&]
A Genova l'UAAR voleva cavalcare l'onda mediatica dell'Atheist Bus e aveva proposto ad IGP Decaux una campagna pubblicitaria simile: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Ahimè IGP non ha voluto rogne ed ha preferito non accettare la commessa (maledetta moda del capitalismo etico). In UK il senso lo slogan era diverso per una sola, fondamentale, parolina: un probabilmente.
Ovviamente ha poco senso, per un ateo, dire che probabilmente Dio non esiste. Ma gli organizzatori della campagna britannica si erano fatti due conti: le compagnie pubblicitarie preferiscono evitare rogne, queste ultime sotto forma di proteste da parte delle organizzazioni religiose, e soprattutto l'importante è lanciare il messaggio, poi si vedrà.
Sapevano che, in due parole, tocca essere pragmatici.

Ho sentito varie posizioni (tipo l'ottimo Fabristol, tanto per citare un blog) riguardo al fatto che l'ateismo militante, in fondo in fondo, altro non sia che un'altra forma di religione, a-tea, per l'appunto, ma sempre dogmatica quanto quelle coi vari barboni triangoluti, montagne che cammino, e via dicendo. Per carità, tutte giustissime, io è dal liceo che mi professo esistenzialista ateo, à la Sartre, per intenderci.

Solo che dall'altra parte ci stanno questi che ormai non fanno nemmeno distinzione tra vangelo e costituzione, mentre noi altri stiamo a chiacchierare di quanto siam duri e puri. Un po' come i metallari sfigati che disquisivano se chi si accostava al genere metal sentendo Load dei metallica, ai tempi, fosse sufficientemente degno della loro approvazione oppure no.

Siamo proprio sicuri che non stiamo facendo una cazzata?

tra l'altro: in UK, a breve, avranno anche le metropolitane.

What heart?

16 gennaio 2009

Qualcuno era scorato? Oppure ha scorato?

Finalmente lo si può dire senza imbarazzo: c'è metano su marte. Adesso però bisogna chiedersi quale ne sia la fonte.

Altra cosa di poco conto: hanno trovato il modo di far replicare in vitro dell'RNA. Indefinitamente e con tanto di errori di replicazione, cioè le mutazioni casuali che fanno l'ABC dell'evoluzione. E il tutto senza l'ausilio di scintilla divina.

In tutta questa serie di portenti, noialtri continuiamo ad ammazzarci con queste cose primitive chiamate armi. E ad ascoltare le cazzate di Brunetta.

Torno nella mia torre d'avorio.

10 gennaio 2009

La democraticissima logica dell'occhio per occhio

C'è questa intervista a Moni Ovadia su Radio Radicale che mi è tornata alla mente, proprio oggi. È di due, anzi tre, anni fa. Io in quell'estate perdevo tempo sui blog a commentare la guerra Israelo-libanese, anziché scrivere la tesi di Laurea. Pensando alla mia vita, sembrano passati mille anni. Sul fronte mediorientale, invece, non sembra cambiato nulla, e basta sentire l'intervista per accorgersene. Considerato il contrasto abbaccinante che c'è quando penso alle mille cose che mi sono capitate in questi due anni, allora capisco perché inizialmente la tragedia umanitaria di questo nuovo conflitto non mi avesse smosso più di tanto.

Quando si parte da una posizione di apatia del genere, e si approda necessariamente [1] alla posizione del: "cosa dovrebbe fare Israele altrimenti?", che poi, duole dirlo, è sempre stato il macigno retorico caro agli ambienti del Foglio, credo si commetta lo sbaglio di fondo di considerare le vicende del medio oriente come un processo fondamentalmente stazionario, privo della possibilità di un'evoluzione significativa, le contingenze del caso frutto di un meccanismo che non guarda mai al passato. Allora è ovvio che di fronte a questi idioti incoscienti che sono i dirigenti di Hamas, che si mettono a giocare col fuoco lanciando razzi su Israele e quindi attirando l'inevitabile risposta di Israele, non si possa far altro che scuotere le spalle e rassegnarsi. Uno se ne potrebbe uscire con un: "che vuole fare, son ragazzi", se solo non fosse che non stiamo parlando di un pallone e di un vetro rotto, ma di due organizzazioni come lo stato d'Israele ed Hamas.

Nell'intervista di Radio Radicale un aggettivo mi ha colpito, usato da Moni Ovadia per descrivere la reazione di Israele, in quel caso ai rapimenti dei due soldati e per i missili dal sud del Libano. L'aggettivo è: meccanica. Reazione meccanica. Alla fine quando uno leva tutti i sofismi sul "cosa-dovrebbe-fare-Israele-oh-mio-Dio-quelli-mandano-i-bambini-a-morire", rimane semplicemente la logica dell'occhio per occhio. Io non so cosa dovrebbe fare Israele, ma di certo non mi piace l'idea che il governo Israeliano continui ad usare la logica dell'occhio per occhio per condurre la propria politica regionale. Essere apatici sul conflitto a Gaza di questi giorni significa voler accettare questo.

[1] a meno di non voler ritrovarsi a difendere cose del genere.

9 gennaio 2009

Riguardo Lugano

Ha nevicato come mai avevo visto in vita mia, in questi giorni a Lugano. Sono appena 3 anni che vivo qui, e adesso che lo scrivo mi rendo conto che è un sacco di tempo. Ripensando ai primi tempi mi rendo conto che la mia attitudine nei confronti di questa casa di rip, ehm, cittadina è cambiata. Ci sono cose che mi rendono un perfetto Luganese, come il pianificare l'uscita dall'accademia considerando l'orario del prossimo treno per tornare in città, oppure, quando mi trovo a lavorare al campus dell'USI di Lugano, il pianificare la spesona di alimentari alla Coop in vista del weekend. Queste cose possono sembrare assolutamente normali anche a chi non abitasse qui, ma ricordo come ai primi tempi fosse difficile abituarsi all'idea di cambiare i propri ritmi per il fatto che qui avessero l'abitudine di chiudere tutto alle 7 di sera, tanto per fare un esempio, anzi, l'Esempio. Oppure godersi la domenica di ozio, magari andando al parco Ciani (anche se ormai preferisco il parco S. Michele) a leggere un libro. La domenica nullafacente è il massimo della Svizzerosità. Forse il culmine della vita al nord l'ho raggiunto iniziando ad accettare che non è così male prendersi una birretta con gli amici tra le 7 di sera e le 10, per poi andare a casetta presto per cavoli propri.

Ecco, tutte queste cose forse non mi rendono ancora uno svizzero (e dopotutto chi mai aveva chiesto di volerlo diventare, miei cari confederati), ma mi mettono più in pace con questo luogo. E forse han contribuito a sviluppare in me una sorta di affetto per il Ticino, anche se decisamente non convenzionale: di certo, se mai mi ritrovassi di qui a 3 anni ancora a Lugano, tutti i miei amici sarebbero autorizzati a rapirmi o almeno a malmenarmi in malo modo, ovviamente allo scopo di farmi rinsavire, ma questa è un'altra storia.

8 gennaio 2009

7 gennaio 2009

Trofie besciamella, zucchine e Aphex Twin

Ecco una cosa che, devo ammettere, mi sta mancando di Facebook: la possibilità di raggiungere 200 persone, molte delle quali delle imperfette sconosciute, con frasette del genere, piccoli spaccati di vita, o, all'occorrenza, di quello che uno vorrebbe far credere essere la propria vita.

Facebook non ti permette di cancellare il tuo account (rimuovere il tuo conto, nel gergo bancario che è stato mutuato per queste cose di internet per chissà quale motivo, mi chiedo io), e questo te lo dice en passant, facendoti notare che, qualora cambiassi idea, qualora volessi nuovamente prestarti al gioco delle amicizie dei tempi di scuola (pffff), puoi ricreare l'account usando la stessa email che usavi, et voilà, rieccoti nuovamente in pista.

Il primo dei due principi che formerebbero le basi con cui Facebook tratta la questione della privacy dice:
Devi avere il controllo sulle tue informazioni personali.
e cavolo, mi cadesse il soffitto in testa se non è vero.

Ma non è un caso che si parli di controllo e non di proprietà. All'atto pratico, i dati del mio account, i 200 sconosciuti e tutte le vanità che ho scambiato con loro nel corso di questi mesi, appartengono a Facebook. Vero, puoi prendere ciascuna di quelle informazioni e cancellarla, oppure decidere chi è tanto privilegiato da poter essere messo a parte del fatto che ti sei laureato con 105 in informatica, un livello di granularità con cui maneggi i tuoi dati mai visto prima in altri siti. Ma su Facebook non sei padrone della tua identità. Le informazioni su di te possono essere scarne, incomplete, volutamente sbagliate, ma formano pur sempre una persona; un persona che, guardacaso, nel 99% dei casi reca il nome di una persona in carne ed ossa del mondo reale.

Puoi metterti qualsiasi vestito tu voglia, puoi anche andare nudo. Ma non puoi non uscire a fare lo struscio. Facebook è il male, e devo dire che è affascinante.

6 gennaio 2009

Che attenta analisi

Nessuna grande novità, insomma, ... [&]
Io iTunes senza DRM lo chiamerei una novità, altroché! Curioso come per i giornalisti sia:
novità == nuovo hardware