14 novembre 2011

«Ma non puoi paragonare il Berlusconismo al Fascismo!»

Lo so. Ma sono cresciuto sotto la Casa della Libertà, quindi anche io faccio un po' come cazzo mi pare.



9 novembre 2011

Quasi da gioirne

Il pomeriggio al Senato è passato quindi in un clima quasi sospeso, ma c'è stato comunque un protagonista, sia pure dietro le quinte. Subito dopo il voto della Camera il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu, ha ricevuto decine di telefonate di senatori della maggioranza che, con motivazioni diverse, gli hanno espresso la loro contrarietà a ogni ipotesi di elezioni anticipate. Non che si tratti di una «corrente pisaniana». Ma, diciamo così, di una variegata «massa di manovra» di senatori disposti - dopo le dimissioni del governo Berlusconi - a sostenere un nuovo governo in modo da evitare le elezioni. Un numero comunque nutrito, che, secondo alcuni, potrebbe raggiungere addirittura una trentina di senatori.  [*]

Comunque una cosa positiva nella resa di Berlusconi è che di colpo il parlamento sembra essere ritornato un'istituzione autonoma e non più subordinata al governo. Sono finiti i tempi in cui l'On. Elio Vito (Vito! Ma che fine avrà fatto??) si alzava dalla seggiola, annunciava che il governo poneva la fiducia, e si rimetteva comodo comodo a sedere. Che odio che mi saliva! Eppure per la maggior parte degli Italiani quello era il «governo del fare», una cosa positiva. Per me invece era la morte della democrazia pura e semplice.

Ora, invece, in qualità di rappresentati del popolo, i parlamentari decideranno se appoggiare questo o quel governo. Ci sarebbe quasi da gioirne -- se non fosse che i rappresentati non hanno avuto alcuna voce in capitolo nella scelta dei loro rappresentanti.

Berlusconi ha vinto, ovvero, il dito che indica la luna

Molto scalpore hanno suscitato gli epiteti con cui il sottosegretario alla Difesa On. Guido Crosetto ha definito il suo capo. Il motivo è semplice: non puoi dare del «testa di cazzo» al capo, è sacrìlego. Sentire un peone che insulta il re era quello che aspettavamo da anni. Con cura, da sopraffini antropologi culturali quali siamo diventati, ci siamo messi a disquisire del concetto del corpo del capo, la sua valenza totemica, e di  tutte queste altre menate. 

Anziché a Roma per dimettersi, Berlusconi era a pranzo con Marina e Piersilvio, rispettivamente amministratori di Mondadori e Mediaset, e con Fedele Confalonieri, il suo braccio destro di una vita. Di cosa discutessero, non ci vuole certo una laurea in Scienze Politiche per capirlo -- figurarsi una in Antropologia.

Eccolo qua, in tutto il suo mefitico splendore, il conflitto d'interessi. Ma nessuno ne parla, è il «testa di cazzo» che fa notizia. Il popolo non presta attenzione alla luna, preferisce concentrarsi sul dito che la indica. Seppure involontariamente, con quel «testa di cazzo» Crosetto stava indicando la luna.

Berlusconi può anche dimettersi domani. Ha già vinto da anni, e l'altro ieri ne abbiamo avuto l'ennesima, triste, dimostrazione.

7 novembre 2011

Yes, you can edit!

Alla Leopolda Matteo Renzi aveva annunciato un Wiki-PD. Grandi ovazioni, applausi a scena aperta. Quello che è venuto dopo è un misero documento PDF, ineditabile, e per giunta creato  dall'ex-direttore di Canale 5. Un po' deludente, nevvero? A pensare male ci sarebbe da dire che fosse solo l'ennesima trovata populista (pensavate che il populismo fosse solo di destra?) del nostro «caro» Renzi.

Ma noi siamo propositivi, e gli vogliamo dare una mano. Ecco quindi KiwiPD. Ma lasciamo la parola al suo creatore:
In attesa di capire cosa voleva dire Matteo Renzi quando parlava di Wiki-PD, mi sono permesso di creare un Kiwi-PD, una piattaforma Wiki per permettere a tutti quelli che lo vorranno, di discutere tutte le 100 proposte uscite dal Big Bang 2011.

Sì, ho lavorato a gratis per Renzi e gli ho creato in soli 2 giorni quello che lui avrebbe già dovuto fare. Sappiamo tutti che i politici amano più gli slogan delle azioni concrete e credo che questo Wiki-PD non verrà mai realizzato.

Ovviamente l'ho creato in fretta e furia quindi mancano moltissime cose, come ad esempio un logo e migliorare le voci esistenti.

Spero che a qualcuno l'idea piaccia e si possa discutere di Politica senza nessun pregiudizio.
Quindi miei cari, tutti su KiwiPD a riscrivere le proposte di Renzi & Gori! Magari ne uscirà qualcosa di sensato!

16 ottobre 2011

 L'unica cosa che mi stupisce, dei fatti di ieri a Roma, è quanto gli esponenti del centro-destra stiano evitando di esprimere giudizi negativi sulla manifestazione degli indignati—quella pacifica ovviamente. Ai tempi dei «no-global» sarebbe stato normale, all'indomani di scontri come quelli di ieri, ascoltare i Gasparri o i Cicchitto accusare l'intero movimento di connivenza o vicinanza ideologica con le frange violente. Oggi non sembra essere più così. Forse temono realmente che questo movimento faccia presa anche sui propri elettori, chissà.

12 ottobre 2011

Oggi la federazione romana di Sinistra e Libertà ha deciso che bisognava rendere omaggio ad una figura che ha fatto tanto per gli ideali della sinistra. La scelta era talmente vasta da provocare il proverbiale imbarazzo. Si poteva per esempio festeggiare il nobel per la pace a Ellen Johnson Sirleaf, il primo presidente della Liberia dopo anni di guerra civile; oppure Tawakkul Karmān, giornalista e attivista dello Yemen e protagonista della primavera Araba; o Anna Politkovskaja (in memoriam), giornalista russa uccisa da mano ignota per via delle sue inchieste sulla Cecenia.

Insomma, il materiale non mancava, però è anche vero che i paesi Africani stabilizzati o le rivoluzioni democratiche del medioriente fanno poca presa sul cittadino. E quindi a Sinistra e Libertà hanno pensato bene di salutare Steve Jobs:


La prima cosa che ho pensato, forse la più seria di questo post, è che un carattere tipografico con le grazie non si accompagna affatto alla mela della Apple e alla tipografia del simbolo di SeL. In seconda battuta ho pensato quello che tutti gli altri hanno pensato e cioè che Steve Jobs non è esattamente un esempio degli ideali della sinistra.

O no? È vero che Steve Jobs non potrebbe essere un mito per la sinistra? Qualche giorno fa Kieran Healy, in un post molto interessante sulla sociologia della leadership carismatica, affrontava esattamente questo problema:
This is a well-recognized problem with technological utopias: goods that are simple and elegant to use are often difficult and dangerous to make. So it’s an elegant, creative, meaningful future for me, but a lifetime toiling on a Foxconn production line for thee. This dissonance is made worse for a company like Apple precisely because there’s so much emphasis placed on the personal quality of the object, and such close attention to its design. Jobs wanted people to love his products, take care to notice their craftsmanship, and be creative with them. They were supposed to help you make and do awesome things. But this love and attention to creativity was not extended to those involved in the manufacturing process.
In fondo la sinistra è anche quella dei partiti dei consumatori, quella in cui la carriera politica si fa conducendo un talk show sui diritti dei consumatori. Tutto sommato, non c'è di che stupirsi molto: oggi abbiamo solo visto che la ricerca di figure carismatiche a sinistra può assumere caratteri patologici. O comici. In ogni caso, mediocri dal punto di vista tipografico.

6 ottobre 2011

Il machiavelli dei wiki

A scanso di equivoci, vorrei precisare che il post precedente l'ho fatto più per divertimento, che per una reale presa di posizione. È vero: in questa vicenda della querela mi sento sostenitore degli amministratori di Nonciclopedia. Però Però la cosa vale solo a pelle, perché è anche vero che non si può avere fiducia nella magistratura un giorno sì e l'altro no. Quindi alla fine si deve ammettere ciò che è palese: il colpo mediatico di quelli di Nonciclopedia è stato solo un colpo mediatico. Motivato da ragioni pratiche molto chiare, per carità. Ma questo non cambia la questione posta (qui e qui), tra i pochi, da Luigi Castaldi alias Malvino -- il mio intellettuale preferito della blogsfera.

La questione che Malvino pone non mi trova totalmente in accordo, per motivi che cercherò di spiegare di seguito, ma ridotta all'osso è la seguente: cercare l'aiuto dell'opinione pubblica per zittire una denuncia, invece di sostenere le proprie ragioni davanti ad un giudice, è un modo d'agire scorretto. Si combatte il processo, e non nel processo. Insomma, si finisce per essere esattamente come Berlusconi, quel tipo che, per gli stessi motivi, tanto disprezziamo.

Poi ovviamente ci sono le considerazioni a giustificazione del gesto degli admin di Nonciclopedia: elencatele voi per me, tanto sono stranote. L'unica di esse che mi pare realmente seria è quella che si potrebbe chiamare dell'ultima ratio, e cioè che il gesto dello sciopero sia stata l'ultima opzione a disposizione degli admin nei confronti degli avvocati di Vasco Rossi che, almeno stando a quanto riportato dai nonciclopediani, non hanno mai mostrato altra intenzione se non quella di risolvere la cosa per vie legali.

Ora, questo dettaglio di certo non va ad intaccare la critica fatta da Malvino, ma vale la pena comunque di tenerlo presente: quando si tratta di individuare responsabilità autoriali — così come meriti — i wiki sono, per loro natura, ineffabili. Detto in parole povere: non si sa chi ha scritto cosa, e quindi il modo che, in genere, le comunità wiki hanno di agire è improntato alla pura pragmaticità: nelle questioni legali la comunità metterà sempre per primi gli interessi del progetto; le questioni di principio, invece, vengono dopo. È un modo di ragionare da cinici, lo ammetto, ma bisogna capire che Nonciclopedia, Wikipedia e i wiki in generale non sono dei semplici gruppetti di amici. È sbagliato attribuirgli le stesse prerogative di un singolo autore. I wiki sono delle organizzazioni. Dinamiche, certo. Instabili, certissimamente. Ma sempre organizzazioni sono, e quindi non ci si deve stupire che agiscano in questo modo.

3 ottobre 2011

Fatti!, e non pugnette

Il prologo lo conoscete già. Nella vicenda Nonciclopedia è arrivata la replica della nullstar di Zocca, fatta per bocca di tal Tania Sachs, sua portavoce. Già che ci siamo, la svisceriamo un po':
A proposito di Nonciclopedia, prima di tutto fatti e non solo parole:
Fuorviante. Una replica riporta il proprio punto di vista, eventualmente corredato e supportato dai fatti in questione, e non il contrario.
piu’ di un anno fa, nel febbraio 2010, abbiamo sporto querela per diffamazione nei confronti del sito Nonciclopedia che degli insulti contro Vasco Rossi aveva fatto la sua bandiera.
Esagerazione. E pretestuoso. Nonciclopedia prende in giro chiunque, e per quanto i suoi utenti abbiano degli argomenti preferiti, essa non è stata creata allo scopo di «insultare» il Suo cliente.
Insulti quotidiani e gratuiti, insulti a tempo perso e senza alcun motivo. 
Pretestuoso.
A un anno e mezzo circa dalla denuncia per diffamazione il magistrato in questi giorni ha riscontrato che gli elementi di reato per diffamazione esistono tutti e lo ha comunicato alle parti.
...
 In seguito alla comunicazione del magistrato, gli ammministratori di quel sito hanno deciso autonomamente di chiudere il sito perché si sono evidentemente accorti di essere nel torto.
Falso. Come spiegato dagli amministratori stessi, la decisione di chiudere il sito è stata per protesta.
Vasco non ha mai chiesto la chiusura del sito, ha molto semplicemente chiesto al suo avvocato di difenderlo in sede giudiziaria dalla diffamazione, persistente. E’ evidente che non sono vittime, ed è un giudice a decidere che sussiste il reato per diffamazione, cosa ben diversa dal definirsi un sito di satira.
Fallacia dell'uomo di paglia: nessuno ha mai insinuato che il Suo cliente abbia chiesto di chiudere il sito -- a meno che questo non faccia parte della Vostra denuncia stessa -- quindi l'argomentazione non regge. Il resto è un ragionamento circolare, basato su un uso artificiale del tempo presente -- o più probabilmente sulla scarsa padronanza dell'Italiano: “Sarà un giudice a decidere se sussisterà il reato di diffamazione”. E ciò, in ogni caso, non c'entra nulla con la definizione di cosa sia Nonciclopedia.
Attenzione a pubblicare notizie solo unilaterali, chi si occupa di web sa bene che èmolto difficile far chiudere un sito, se non addirittura impossibile. 
Sulla stessa linea di prima. Affermazione vaga, e semmai è vero il contrario: la chiusura dei siti è tra i principali compiti della polizia postale. Tralasciamo il tentativo di passarsi per esperti del Web nella stessa frase in cui si dimostra la scarsa padronanza dell'uso della tastiera di un computer.
Difendersi dagli insulti che piovono in maniera gratuita e non si sa per quale motivo, non è solo lecito, E’ DOVEROSO: libertà di stampa non è libertà di offendere.
Banalità. 
Tania Sachs

27 settembre 2011

Roma vista da Casanova (XVIII secolo)

Da Calendario Romano, di Italo de Tuddo (ed. Golem, 1970):
Sapevo che Roma era la sola città in cui, partendo dal nulla, si poteva salire molto in alto; e non c'era da meravigliarsi, se io credevo di avere tutte le qualità necessarie; al posto del denaro, avevo uno sfrenato amor proprio di cui l'inesperienza mi impediva di diffidare.
Per fare fortuna nell'antica capitale d'Italia, bisogna essere un camaleonte capace di prendere tutti i colori dell'arcobaleno. Occorre essere flessibili, insinuanti, grandi dissimulatori, impenetrabili, compiacenti, sovente ignobili, falsamente sinceri. Bisogna sempre far finta di saper meno di quello che effettivamente si sa e parlare con un solo tono di voce. È necessario esser pazienti, controllare i propri gesti, ed esser gelidi come ghiaccio quando altri brucerebbero; se, per disgrazia, non si ha religiosità nell'animo, bisogna averla nella mente; una persona per bene, deve sopportare in pace la mortificazione di doversi giudicare un ipocrita.
Chi odia queste finzioni, farà bene a lasciare Roma e andare a cercar fortuna in Inghilterra.
Giacomo Casanova (1743)

25 settembre 2011

Che fine ha fatto la coerenza?

A parte il modo, assolutamente ridicolo ed inefficace, di «smascherare» i politici omosessuali omofobi che quelli di — evviva l'immaginazione — “listaouting” hanno scelto, ci trovo un problema etico su cui mi sto lambiccando da un po'. Non è quello della privacy, ma semplicemente una questione di forma — e dunque di sostanza, visto che stiamo parlando di un atto politico.

Quando una persona omosessuale decide, di propria iniziativa, di fare outing sa che andrà incontro ad un serie di discriminazioni da parte della società, ma allo stesso tempo sa anche che questo atto gli permetterà di vivere alla luce del sole i propri comportamenti sessuali e — fattore ben più importante — di segnalare la propria esistenza alle altre persone, gay e non, che combattono per i suoi stessi diritti. Quel «venire alla luce» permette quindi di creare una rete di contatti sociali, e quando si è in rete è più facile combattere contro le discriminazioni, ma esige un costo. Questo costo dipenderà dal contesto sociale e culturale in cui ci si trova: in certi casi uscire fuori dal ripostiglio («out of the closet») richiede coraggio, in altri addirittura disperazione.

Ora, l'outing si può anche rivelare un'arma formidabile per attaccare un avversario politico. Su questo punto trovo che la faccenda della privacy sia marginale: sono d'accordo con Giovanni Fontana quando dice che un omosessuale ha lo stesso diritto ad essere omofobo di un eterosessuale — cioè nessun diritto. Certo: puoi avere la tua opinione, ma allora preparati a difenderla in un confronto dialettico come qualunque altra; qui non rilasciamo patenti speciali ai detentori di posizioni discriminatorie, mi spiace.

Tuttavia mi rimane un dubbio: l'outing, in quanto arma d'offesa politica, è efficace perché parte dall'osservazione che queste persone ne pagheranno in pieno i costi in termini di discriminazioni, ma non ne otterranno alcun beneficio, data la loro appartenenza politica. Non si sta forse usando come arma ciò che si vorrebbe eliminato per sempre dalla società?

I commenti sono bene accetti.

24 settembre 2011

“Take that, stupid Einstein”


Boy, this is embarrassing! The Italian Ministro for Education and Research, Maria Stella Gelmini, has released a press statement congratulating with the (italian) physicists of the OPERA experiment, of which you might have heard in the past few days, for the “momentous victory” of “exceeding the speed of light” — as if the whole thing was meant for the Guinness book of World Records!

From the press statement we also learn that there is an actual 730 km long tunnel connecting the CERN labs in Geneva, Switzerland, with those under Mt. Gran Sasso, in Central Italy. Way to go, idiot!

Before they realize they just shattered the world record of stupidity in a single press release and take it down, here's a copy of it:
Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Inoltre, oggi l'Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l'anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante".

19 settembre 2011

Why get a Chesterfield?


Altre volte non ne potevano più. Volevano battersi e vincere. Volevano lottare, conquistare la felicità. Ma come lottare? Contro chi? Contro che cosa? Vivevano in un mondo strano e cangiante, l'universo variopinto della civiltà mercantile, le prigioni dell'abbondanza, gli affascinanti tranelli della felicità.
Dov'erano i pericoli? Dove le minacce? Milioni di uomini hanno lottato, e stanno ancora lottando, per il pane. Jérôme e Sylvie non credevano certo che si potesse lottare per i divani Chesterfield. Eppure sarebbe stata proprio questa la parola d'ordine che li avrebbe più facilmente mobilitati. Nulla li riguardava, cosí [sic] pensavano, nei programmi, nei piani: s'infischiavano delle pensioni anticipate, delle vacanze più lunghe, dei pasti gratuiti, delle settimane di trenta ore. Volevano la sovrabbondanza; sognavano lo stereo Clément, le spiagge deserte solo per loro, i giri del mondo, gli alberghi di lusso.
Il nemico era invisibile. O piuttosto era in loro, li aveva corrotti, infettati, devastati. Erano le vittime della farsa: esserini docili, fedeli riflessi di un mondo che li disprezzava. Erano sprofondati sino al collo in una torta della quale non avrebbero mai avuto che le briciole.

George Perec. Le Cose.

17 settembre 2011


***


Tutto dipende dalla scala di riferimento. Vivere dello stipendio da ministro, quando il capo del governo di cui fai parte stringe personalmente affari con dittatori e magnati del petrolio, è davvero una vita da poveracci.

Calzature o macchine da corsa?

La cosa veramente scandalosa in questa faccenda delle nuove intercettazioni di B. è la reazione del popolo, la santificazione di Manuela Arcuri sulla base di un suo presunto rifiuto a prostituirsi con B. in cambio della conduzione del festival di Sanremo—salvo poi scoprire che non era Sanremo e che, forse, non era neppure un rifiuto. Non lo capirà mai il volgo che santi e diavoli non esistono; che chi ha sempre pensato solo ed esclusivamente ai proprî interessi non si metterà a fare il bene del paese solo perché «è già ricco di suo». Berlusconi ve lo meritavate 3 anni fa, e ve lo meritate ora. Quando sarà giunto il tempo di fare piazza pulita vi meriterete pure il suo successore. Uno scatto d'orgoglio, dite? L'alternanza? Datevi una calmata: non sarete certo voi a decidere il quando, figuriamoci il come e il perché. Se fortuna lo vorrà, vi sarà al massimo dato di sceglierne il tipo: delle calzature o delle macchine da corsa?

Even Saint Nick will turn his face

10 settembre 2011

Avvertenza

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001. in quanto ... oh,ma andate a cagare: perché è un blog, diamine.

2 settembre 2011

Non era una teoria del complotto

Qualche tempo fa Mario Borghezio fu bruscamente allontanato dall'hotel di St. Moritz dove si stava tenendo la conferenza Bilderberg. Il suo commento fu che si trattò di «una reazione violentissima» — li adoro quando cacciano la vocina da perseguitati. Nella stessa occasione, sul Guardian, Charlie Skelton riportò un altro caso di un politico, un deputato Svizzero, che si presentò alla conferenza non invitato:
"I am a member of the Swiss parliament," said the member of the Swiss parliament, "and I would like to go inside." Was it a trick of the light, or did the brave shoe of the Swiss MP lift an inch, perhaps two, from the tarmac? Was this it? Was Bilderberg to be stormed before our very eyes…?
"I'm sorry", said the head of security. "But no."
Ma pare che la cosa finì in modo civile. Il deputato girò sui tacchi, e la cosa finì su tutti i giornali — probabilmente proprio quello che il nostro voleva ottenere. Lì per lì mi chiesi perché Borghezio, invece, fosse stato preso a male parole. Forse il pollo voleva veramente entrare e prendere parte alla riunione, chi lo sa.

Mi ero imbattuto la prima volta nel Bilderberg per via di un gustosissimo non sequitur di Marcello Foa, alle prese, poverino, con lo scandalo Ruby. Inizialmente, devo ammettere, più che la fallacia del suo ragionamento — cosa c'entra che  l'Economist non denunci il Bilderberg quando la faccenda verte su Berlusconi e le sue responsabilità? — mi era saltata all'occhio la stravaganza della tesi, il tirare fuori dal cappello un complotto pluto-giudo-massonico per screditare il giornale che sta parlando male del tuo capo. Pluto-massonico, esatto. Perché la cosa interessante del Bilderberg è che per parecchio tempo se ne dubitava persino l'esistenza. Come scrisse sempre Charlie Skelton, che è l'esperto del Guardian in materia, nell'articolo sul temerario deputato Svizzero:
There was a time, not so many years ago, when it was a sign of full-blown crackpottedness even to suggest that such a thing as "Bilderberg" existed. To insist that it was an important international summit, not the figment of a lizard's imagination, was lunacy. It was a meeting, scoffed the scoffers, held by the Loch Ness Monster in Narnia's most luxurious conference centre.
Io sono decisamente allergico alle teorie del complotto. Il mio grado di sopportazione è talmente basso che persino le forme più blande di complottismo mi mandano in bestia; per esempio, lo slogan «informare x resistere»: ma si può, di grazia, sapere a chi o a cosa bisogna resistere? Insomma, qualche anno fa avrei probabilmente tacciato la storia del Bilderberg di stupidità. E oggi ci avrei fatto la figura del fesso.

Ma sul serio avrei commesso lo stesso errore di molti? Forse sì, forse no. È vero, in fondo tutte le teorie del complotto hanno un nucleo di verità. Ma le più perniciose, quelle che sono veramente crackpot (ingl. stupide, lunatiche), mostrano un grado di coerenza interna tale da rendere vano qualsiasi sforzo di convincere i loro sostenitori che si tratta solo di fandonie. È lì che, di solito, si accende la lampadina, che scatta l'allarme. Teorie del genere non ammettono nemmeno la possibilità di congegnare un test il quale, in caso di fallimento, ne sancisca irrevocabilmente la falsità. In questo caso sarebbe bastato recarsi a St Moritz nella settimana giusta. E così è stato.

20 agosto 2011

Letture per una giornata di sole a Dolores Heights

Malvino — Si consoli con la musica
Propofol — Buddismo rianimatorio

Update: dal post di Malvino è scaturito un formidabile scambio epistolare tra lui e Francesco Maria Colombo; vi si scopre che Kant, se proprio dobbiamo dirla tutta, era pure a favore dell'infaticidio per i bambini nati al di fuori del matrimonio. Incidenti che capitano, quando si fa ricorso al principio d'autorità. Da leggere.

2 agosto 2011

Middleman 2.0

Being an extension of everydays life, it is normal that online communities have their horror stories. Myspace was full of stalking cases; regarding Facebook I remember the case of a girl who posted an invitation to a party publicly and got her house overrun by a horde of teenagers--such a stereotypical college story that I can almost imagine one of them with the face of John Belushi leading the rest of the gang--but that's another story.

Anyway, airbnb.com made its encounter with the harsh reality of human affairs last month, when a host got back from a trip to find her house literally devastated by a guest (and, presumably, other people) who had booked a week-long stay through airbnb.com's services. It sucks, and all my solidarity goes to the poor woman who found her shelter violated and her property stolen or damaged. But, of course, this is just the beginning of the story.

Apparently airbnb initially dealt with the crisis very badly, first being slow at responding at the calls from its customer and after trying to play down the safety issues that the case had made prominent. The worst part is that, allegedly, in an e-mail exchange with the woman, the CEO of airbnb asked her to restrict access to her blog (the story had gone viral at that point) in order to prevent bad publicity to the website to spread further.

Now, airbnb's management seem to have recognized that «they screwed» badly, and are willing to offer financial support to the woman and start an insurance program aimed at shielding hosts from any kind of future problem like this. I don't know if this is going to be any effective for the poor woman, but at least reading on Facebook it seems that people (i.e. other users) are reacting well to it. Nonetheless, still I can't help with thinking how stupid airbnb's behaviour has been in all this story. For a company whose business depends on the fact that people actually trust each other, and whose medium of communication is the internet, that is, an open medium by definition, it denotes really poor thinking to try to stop a story from going viral by asking to the actual victim of the whole story not to exercise her right to call for attention to her misfortunes.

The second thought is at how poorly innovative all these startups are, who supposedly are the most innovative forms of business out there. They all look to me to be just a more refined form of middlesmanship, i.e. the guy who tries to intercepts backpackers at the train station and offers them to help with the search for lodging--which usually ends up to be some stingy pension just a block away from the train station. If airbnb's service relies upon both parties to trust each other, I guess that offering hosts an insurance program against damages to their properties is not going to create more trust among hosts and guests. If these websites are really «social» as they claim to be, they should rather try to solve these problems in a social way. In a country where neighborhoods organize themselves in reporting suspected criminal activity, it shouldn't be that difficult to implement a system that would let hosts create something similar for guarding each other's places when they are away. Such a mechanism, having a neighbor or somebody trusted knock at the door routinely to check if everything is OK, would have prevented this bad story from happening.

Of course designing new social interactions for your website is not the kind of thing you do to respond to a crisis. In the short term, money will fix this problem. But it is exactly to counter this kind of unpleasant event that social norms have evolved for. In a way or the other, airbnb will have to find a real solution to its trust issues.

27 luglio 2011

Intermezzo

Ci trovavamo a sorseggiare merlot della California Settentrionale, ieri, mentre le tentavo di spiegare quanto mi sembrasse una cosa buffa, a pensarci, che l'esistenza di un circolo di eccentrici pensatori futuristi come la fondazione the Long Now fosse esattamente una conseguenza delle leggi allometriche di tipo superlineare che avevamo appena sentito descrivere per bocca del prof. West.

Si tratta di una teoria affascinante, e l'eminente scienziato invitato dalla fondazione la studia da anni, nella speranza di svelare le leggi fondamentali che governano i sistemi urbani di tutto il mondo. Ma niente, proprio non voleva capire, deliziosa testolina vuota. Mandai giù in un sol colpo il mio bicchiere di vino rosso; dopo saluti e promesse di rivedersi al prossimo seminario mi incamminai fuori dal centro conferenze di Fort Mason. A poche miglia di distanza, avvolto dalla nebbia serale, il Golden Gate sorvegliava l'ingresso della baia. «Bella, questa San Francisco», pensai, e poi mi infilai nella notte, alla ricerca di un taxi.

23 giugno 2011

10.6.40

Have just heard, though it is not in the papers, that Italy has declared war…. [...]
This afternoon I remembered very vividly that incident with the taxi-driver in Paris in 1936, and was going to have written something about it in this diary. But now I feel so saddened that I can’t write it. Everything is disintegrating. It makes me writhe to be writing book-reviews etc. at such a time, and even angers me that such time-wasting should still be permitted. The interview at the War Office on Saturday may come to something, if I am clever at faking my way past the doctor. If once in the army, I know by the analogy of the Spanish war that I shall cease to care about public events. At present I feel as I felt in 1936 when the Fascists were closing in on Madrid, only far worse. But I will write about the taxi driver some time.
George Orwell. The Orwell Diaries. [*]

19 giugno 2011

«Boia»

Mi immagino cosa avrà pensato Bossi quando i suoi lo bloccano la prima volta al grido di «secessione, secessione». Lui si stava scagliando contro lo scandalo di qualcuno che percepisce «quindici mensilità» — un parlamentare di Roma ladrona? — e invece alla folla non frega nulla di queste quisquilie. Loro vanno ai fondamenti: «secessione, secessione».

Guardatelo attentamente, a questo punto. Io me lo immagino che pensi: «quanto sono scemi questi. Sì, va bene, facciamo la secessione, e poi?? Sul serio queste persone vogliono farci rinunciare a tutto quello che abbiamo conquistato così faticosamente a Roma? Le fondazioni, il secondo canale della Rai, i posti nei CDA delle banche, le municipalizzate. Che fine farebbero tutte queste cose se facessimo la secessione?».

Si vede che è interdetto, eppure riprende a parlare. Grugnisce. Stacco su Maroni, che controlla il suo iPhone. «Questo è il risultato che si otterrà se si va vanti ad usare il Nord come… come una—come un somaro… per trascinare tutta una macchina costosissima», pausa, «e che non ha possibilità di trovare una soluzione. Non penso che si possa applicare il trib(?) al federalismo fiscale» poi altro farfugliare. E poi, «penso che… i numeri sono tali… che non si può. Però.» Altra pausa. Qualcuno grida qualcosa, dal basso. Bossi risponde: «Boia.». Altro rumoreggiare. «Ci sono cose che…». La camera stacca sulla folla. Riparte il «secessione, secessione», e rapidamente diventa assordante. Non lo si vede, ma nel frattempo sul palco è salito in soccorso Calderoli; il capo ha perso il controllo della situazione. Un paio di «Padania Libera» riescono a togliere il senatùr dall'impaccio.

Si dice tanto che tra Bossi e il suo popolo vi sia una totale empatia, che riesca a fiutare il sentire della sua gente meglio del più fine antropologo. Sarà. A me quello di Pontida ha ricordato l'ultimo discorso di Ceausescu.

16 giugno 2011

È stata dittatura?

Basta fermarsi a ragionare un poco per capire che è stupido cedere alla tentazione di affermare che il ventennio Berlusconiano abbia visto l'affermarsi di una dittatura totalitaria in Italia: quando si tratta di dittature, gli incubi che si hanno a sinistra, curiosamente, sono speculari a quelli che si hanno a destra, e così come giudichiamo puerili le tirate di Berlusconi sulla dittatura dei giudici comunisti, simmetricamente dovremmo valutare le affermazioni su un ipotetico regime neo-fascista.

Eppure qualcosa di anormale ci deve essere stato, se s'è riuscito a produrre un scollamento dalla realtà talmente eclatante da portare tante persone a pensare che un personaggio come Renato Brunetta fosse davvero un castigatore dei costumi, un novello Savonarola mistico della produttività aziendale.

Di colpo ci si rende conto che colui il quale propugnava l'avvento di un popolo dagli occhi azzurri e i capelli chiari è un ometto basso e dai capelli scuri; il meccanismo si rompe e quella che è stata, in fondo, un'enorme allucinazione collettiva può finalmente diventare materiale per i manuali di psicologia sociale.

9 giugno 2011

Barbara Spinelli


Scriveva, a proposito del caso Battisti, nel Gennaio di quest'anno:
Quel che si vuol ignorare è come funziona la giustizia in Italia, la sua indipendenza ben più solida che in Francia, la lotta che i magistrati conducono contro la mafia, la corruzione, la politica ridotta a lucro privato. È un'ignoranza non ingenua ma attivisticamente coltivata. Ebbe forme analoghe anche nel '68: un '68 che i francesi, più saggi, hanno saputo frenare prima che degenerasse in terrorismo. Essendosi tuttavia fermati in tempo, nulla sanno dei suoi baratri, del valore della legalità. Non a caso parlano lo stesso linguaggio di tanti marxisti finiti con Berlusconi. Lo spirito libertario del '68, lo hanno stravolto facendosi libertini.
DSK docet. E ancora:
Persino Gesù faticava, con gli stupidi. C'è un suo detto islamico, citato da Sabino Chialà, che confessa: "Gli storpi li ho guariti, i ciechi pure. Con gli stupidi non sono riuscito" (I detti islamici di Gesù, Mondadori).
Applausi.

8 giugno 2011

Due volumi

Questi tizi qui hanno tutta la mia comprensione. Io una volta avevo iniziato a leggere «Addio alle Armi» in edizione tascabile Mondadori in 2 volumi partendo dal secondo e mi aveva colpito molto la tecnica di questo Hemingway, che ti cala nel mezzo dell'azione senza introdurre i personaggi. Bello.

6 giugno 2011

Tra parentesi

Io a questo referendum non andrò a votare — e lo dico con la stessa vergogna che proverei se avessi rubato le caramelle a un bambino e la madre mi sgamasse. Complicazioni personali, mancanza di soldi, tempo; sbadataggine; non mi sono iscritto all'AIRE per tempo per cui è andata anche l'opzione del voto per corrispondenza. Insomma, non prendetemi ad esempio, anzi, irridetemi pure. Sputiate sul selciato, qualora ci incrociassimo per strada. E mi si squadri malamente: sono stato un cattivo cittadino e tutto questo me lo merito.

Detto questo, chi l'ha detto che è difficile farsi un'idea sui quesiti referendari? Io per esempio, dopo aver letto l'ottimo articolo di Andrea Boitani e Antonio Massarutto su La Voce, ho cambiato completamente idea ed ho deciso che voterò (nella mia immaginazione) «no» ai due quesiti sull'acqua. Voterò (virtualmente) «sì» su nucleare e legittimo impedimento, ma tanto all'atto pratico l'abrogazione di entrambi i provvedimenti sarà poco più che un atto simbolico (ma anche i gesti simbolici contano, ah, se contano!)

Ad ogni modo, non è mia intenzione farvi cambiare idea sul referendum (nel senso del votare “No”, non dell'astensione): penso infatti che questo referendum a) otterà il quorum e b) vedrà tutti e 4 i quesiti accettati, per cui c'è poco da mettersi a fare campagna per il “No”. La storia (distorta, vedere link sopra) dell'acqua in mano ai privati (totalmente fasulla, vedere link sopra) tocca quelle corde fondamentali del cittadino che porta anche i tipi come Magalli a schierarsi, e si schierano i Magalli vuol dire che ci sarà un consenso bulgaro per il “Sì”.

Lo so, dovrei essere triste che nel mio paese una storia priva di fondamento si sia diffusa pandemicamente (visto che contagia sia le bestie di sinistra che quelle di destra) e ora ci stia portando a prendere una pessima idea in fatto di politiche pubbliche, ma lo stesso sono contento, perché i referendum abrogativi sono uno dei pochi strumenti di partecipazione diretta che abbiamo per deliberare su questioni di portata nazionale, e vale la pena che i cittadini riacquistino fiducia in esso, visto che da 24 anni non si riesce a farne andare in porto uno.

Tra parentesi, ma perché tutti vogliono votare “Sì”?

3 giugno 2011

Il partito-azienda

Nell'immaginario collettivo Silvio Berlusconi è sempre piaciuto per via della sua figura d'imprenditore. Nel 1994 gli italiani lo votarono abbindolati dall'idea nella speranza di tramutare lo Stato in un grande e moderna azienda come la Mediaset di allora. Qualcosa di vero ci doveva pur essere, se persino il sottoscritto in un tema scolastico affermò che S.B. costituiva per lui un esempio da seguire nella vita (inciso: si era alle scuole elementari — seconda metà degli anni '80 — e hai voglia a convincere un bambino che non fosse così. Stupiti? Se per questo sono stato anche cattolico credente…).

A vent'anni di distanza dalla quell'entrata in politica possiamo sicuramente dire che la cosa non corrispondesse a realtà, e la cosa si dovrebbe chiudere qui, tuttavia non ho potuto fare a meno di pensare, ascoltando i ragionevolissimi punti sollevati da Alessandra Mussolini (sic!) nell'intervista a Radio Radicale che il buon Malvino condivide con noi, che forse bisognerebbe invertire il precedente con il conseguente e rivedere l'attività dell'imprenditore alla luce di quella del politico. E se è vero che il PDL si è appena munito di una figura di cui non v'è traccia alcuna nel proprio statuto, beh forse bisognerebbe cominciare a rivedere anche quel mito lì.

30 maggio 2011

Non dire qualcosa di sinistra, di' qualcosa di divertente

Solo domani sapremo chi sarà eletto a Milano. Il risultato elettorale farà una grande differenza, ma anche se Pisapia non venisse eletto — e nello scrivere questa cosa qui si fanno delle corna ben poco razionaliste — un elemento di questa campagna elettorale rimane interessante e assolutamente nuovo: la sinistra ha una nuova arma: l'ironia (Repubblica, 28.05.2010).

Da tanti anni a questa parte, ogni volta che Silvio Berlusconi o qualche suo lacchè accusava la sinistra di voler instaurare l'internazionale comunista nel XXI secolo, io facevo un gioco mentale molto semplice: inventare una battuta fulminante con cui controbattere all'idiozia di turno. Questo mio gioco, oltre ad essere un chiaro sintomo di autismo da parte mia, e su cui ora non vale la pena di soffermarci, era ed è dettato dall'insofferenza verso le risposte che fornivano i vari Bersani, Veltroni, Fassino, Prodi, Rutelli ecc. Queste risposte erano sempre sulla linea del «Silvio Berlusconi paragona la sinistra allo stalinismo e questo è inaccettabile per una forza progressista come il PD», o qualcosa del genere. Intendiamoci, questa risposta è vera e sacrosanta, ma è un'arma spuntata.

Con le sue battute Berlusconi ha sempre solleticato le persone con una visione del mondo che, pur fittizia, è coerente con la sua narrativa della storia politica degli ultimi 20 anni. Daniele Luttazzi, verso il quale, devo ammettere, la mia stima è un po' calata dallo scandalo del plagio di George Carlin e altri, aveva illustrato perfettamente la retorica Berlusconiana usando gli strumenti dell'analisi narrativa (La Guerra Civile Fredda, 2009). Berlusconi il protagonista, la magistratura il nemico di turno. Berlusconi è in fuga perché si deve salvare. La magistratura lo vuole «morto» perché egli è l'unico a frapporsi tra essa e l'instaurazione del comunismo in Italia. O qualcosa del genere.

Si dice che ostinarsi a parlare con un cretino può portare gli altri a non notare la differenza tra noi ed il nostro interlocutore. Ma siamo in democrazia, e questo un uomo politico potrà forse pensarlo, ma mai potrà dichiararlo, specialmente quando quel cretino riceve più del 5% delle preferenze elettorali. Allora come fare? Le mie battute erano sempre ironiche, e non c'è migliore ironia che ridere di se stessi. O meglio, dell'immagine che l'altro ha di noi stessi. Fare auto-ironia non serve per averla vinta sulla questione di turno (la tassa patrimoniale, la dignità della Resistenza, le facoltà intellettive degli elettori di sinistra). Fare auto-ironia scardina la visione del mondo che Berlusconi comunica ai suoi sostenitori e all'opinione pubblica. Quel lento lavorio che ha portato la gente a dare per scontato che le cosiddette toghe rosse esistano, proprio come in una teoria del complotto.

Quando vedi cose come il Favoloso Mondo di Pisapie (sotto), o il caso di Sucate e della moschea abusiva di via Giandomenico Puppa, o l'invasione della fan page di Red Ronnie, capisci che qualcosa è cambiato, in meglio. E speriamo che continui così.

14 maggio 2011

Dal 27 Maggio, nei migliori cinema



Alcuni dei primi post di questo blog furono letteralmente spediti dal set di “Chrysalis”, il corto con cui 5 anni or sono Matteo & Daniele iniziarono la loro avventura artistica. Ora “Et in Terra Pax”, il loro primo lungometraggio, sta per sbarcare al cinema. È un film incredibile, che ha già girato il mondo in lungo e in largo, ma mai come ora si merita un grandissimo in bocca al lupo, e soprattutto un deciso e sentito DAJE!

3 maggio 2011

Tentando di lavorare

In societies where modern conditions of production prevail, all of life presents itself as an immense accumulation of spectacles. Everything that was directly lived has moved away into a representation. 
Guy Debord. La Società dello Spettacolo (1967)

Le nozze reali; la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II; l'uccisione di Bin Laden. In meno di 4 giorni in giro per il mondo ci sono stati tre grandi eventi di portata storica. Io, nel frattempo, tentavo di lavorare.

La Storia si compie sotto i nostri occhi -- almeno stando al commentare più superficiale. A guardar bene, però, c'è anche un'altra caratteristica che questi tre eventi hanno in comune. In tutti e tre i casi delle masse -- i sudditi della Corona britannica, la Santa Romana Chiesa, il popolo degli Stati Uniti d'America -- si sono radunate attorno ad un ideale identitario e trascendente, in cui il singolo può annullare la propria identità e vivere una sorta di comunione con il resto dei suoi pari. Chi più seriamente e chi meno, ovviamente. “Non c'è bisogno di fare i guasta feste alle nozze reali solo perché siamo di sinistra”, sentenziava sornione il Guardian appena tre giorni fa, e io non potevo e posso che essere più d'accordo. “Il matrimonio reale è parte del nostro patrimonio condiviso, un patrimonio posseduto tanto dalla sinistra che dalla destra”. O più semplicemente, come la metteva una signora intervistata alla BBC, “è bello divertirsi e farlo da britannici“. Lo spettacolo è accettato in quanto tale. E accettato ben volentieri: non siamo realisti, siamo Britannici, e la corona ci definisce in quanto nazione. Queste persone sono le stesse che si diranno disgustate dalla Monarchia al primo scandalo reale; ora gioiscono, ma non lo fanno per ipocrisia. Con le loro tasse pagano la casa reale per ricevere un servizio, quello d'impersonare un passato glorioso e importante, e così come ci si indignerà al primo scandalo matrimoniale, così ci si rallegrerà -- ci si deve rallegrare -- in occasione dei lieti eventi, come per esempio un matrimonio.

Dell'orgia di devozione mortuaria e mortifera del Primo Maggio, tra cardinali che spirano di vecchiaia solo per l'occasione, reliquie della cui provenienza è meglio tacere, dittatori sanguinari che si scambiano un segno di pace, pellegrini che, come bestie idrofobe, impazziscono al suono delle sirene di un'ambulanza, s'è già parlato a sufficienza.  La massa abbraccia lo spettacolo in quanto tale anche in questo caso, ma non posso fare a meno di trovarlo schifosamente ipocrita. Quella cattolica è una religione all'interno dei cui dogmi la Chiesa ha posto essa stessa quale organizzazione al di sopra della storia. Non v'è alcuna legittimità in un processo di beatificazione (e che presto sarà di canonizzazione) che non provenga dalla volontà del gregge; ma allo stesso tempo il gregge richiede un processo per rivestire di legittimità l'atto arbitrario che si fa nel dire che Wojytyla è Santo. Trovare un Parkinson che è scomparso miracolosamente è questione secondaria in questi casi. Con la morte di Bin Laden, poi, c'è già chi dice d'aver trovato il prossimo prodigio.

E poi c'è Bin Laden, appunto. È stata la lettura di questo pezzo di Glenn Greenwald che m'ha fatto notare la somiglianza con gli altri due casi:
And then there's the notion that America has once again proved its greatness and preeminence by killing bin Laden. Americans are marching in the street celebrating with a sense of national pride. When is the last time that happened? It seems telling that hunting someone down and killing them is one of the few things that still produce these feelings of nationalistic unity.
Qui forse la cosa si fa agghiacciante, poiché lo spettacolo è accettato nell'illusione che esso non sia tale. E quando leggi cose del genere, capisci che ci aspettano tempi ancor più bui, e che un morto in più non ci renderà più sicuri di prima.

1 maggio 2011

Beatitudini

Le notizie come questa (Il Messaggero, 01.05.2011) sono deliziose:
Come ha fatto allora Mugabe a mettere piede a Roma? Lo ha potuto fare in virtù di particolari accordi previsti dai Patti Lateranensi, che obbligano l’Italia a far transitare sul proprio territorio personalità dirette in Vaticano. Per questa clausola l’Italia ha chiesto alla Ue un’apposita esenzione dal divieto di rilasciare il visto d’ingresso al presidente dello Zimbabwe. Il permesso vale per il tempo strettamente necessario per partecipare alla cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Ed è lo stesso permesso di cui Mugabe si avvalse per venire a Roma in occasione dei funerali di Wojtyla, nel 2005. 
Sono deliziose perché ti fanno capire, nel 150esimo anniversario della creazione dello stato Italiano, che razza di parassita si porta in grembo questo paese.

Wikipedia a den of republicans?

source: freenewfashiondesign.com

Looks like Pippa Middleton is not “notable” enough for inclusion in Wikipedia. Or maybe she is, given that a previous nomination for deletion was rejected back in February, and that this one is headed towards the same outcome. Having worked already on the deletion process of Wikipedia, I always find amusing to read the arguments being used to support one decision over the other (usually to “keep” the page over “deleting” it), because they almost look like arguments a real lawyer would use. Of course any external viewer would deem this to be just a bunch of nerds playing lawyers in the court, but within the Wikipedia community it is an incredibly serious business, and all claims have to stand their validity against a large body of rules and policies.

Anyway, one thing is for sure: now we can add the royalists among the enemies of Wikipedia.

15 aprile 2011

Che democrazia abbiamo in Italia?

Insulti e percosse all’arrivo degli arrestati da parte di assembramenti di varie forze di polizia, ma non con sistematica frequenza, come detto da diverse parti offese; posizione vessatoria, (in piedi, gambe divaricate e braccia alzate diritte sopra la testa) nel cortile, contro il muro della palazzina delle celle, contro la rete di recinzione del campo da tennis o nei pressi della palazzina delle fotosegnalazioni; passaggio nel corridoio tra due ali di agenti di varie forze che percuotevano con schiaffi e calci, sgambettavano, ingiuriavano e sputavano; posizione vessatoria in cella o in ginocchio col viso alla parete, per 10, 18 o 20 ore, senza riposarsi o sedersi se non per pochi minuti; la posizione vessatoria della “ballerina”, sulla punta dei piedi o su un a gamba sola e far stare per ore con le mani strette nei laccetti di plastica; provata l’imposizione di tali posizioni anche a persone ferite o in menomazione fisica; provate le percosse al corpo compresi i genitali con le mani coperte da pesanti guanti di pelle, o con i manganelli, in tutti i locali per costringere alla posizione vessatoria, senza motivo o perché i soggetti avevano chiesto un magistrato o un avvocato o di andare in bagno o di conoscere il motivo del fermo o dell’arresto; provati spruzzi di sostanze urticanti o irritanti nelle celle; provati insulti a fondo sessuale, razzista; a contenuto politico; provate minacce di percosse o di morte, di stupro; provata la costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità personale e frasi e inni al fascismo al nazismo e alla dittatura di Pinochet; provato il taglio forzato dei capelli e la distruzione di oggetti personali; provate le lunghe attese prima di andare in bagno e costrizione dei soggetti a urinarsi addosso; provata la “marchiatura” sul volto con pennarello degli arrestati della scuola Diaz.

 In Italia il reato di tortura non è previsto dal codice penale. Sarebbe il caso di ricordarselo ogni volta che si parla di “riformare” la Giustizia.

13 aprile 2011

Può, eccome se lo può

Dicono: “come può rappresentarci? Non ha mai sentito sulla pelle cosa voglia dire essere discriminato in quanto omosessuale”. Beh, lo sta sentendo ora in qualità di eterosessuale. Non è lo stesso?

12 aprile 2011

Il prodotto sei tu

Peccato, un tempo Report mi piaceva. Milena Gabanelli risponde alle critiche che sono giunte alla puntata di Report di Domenica scorsa “Il prodotto sei tu” (10.04.2011) in questo modo:
Volevamo capire un po' di meccanismi, ho capito che tanta gente non li conosce e abbiamo speso dei mesi a indagare su questo mondo e a raccontarlo su una TV generalista. Già il fatto che se ne discute e non rimane confinata in Rete, mi pare una buona cosa. Poi io non ho nessuna pretesa di fare le cose giuste o perfette. Chi pensa invece a come andava fatta, benissimo, si faccia avanti e magari la prossima la fa lui, se è più bravo.
Io ho visto i primi dieci minuti della trasmissione, e la qualità lasciava moltissimo a desiderare, sia per precisione delle informazioni che per l'onestà della narrazione. Vantarsi d'aver lavorato mesi per confezionare un minestrone approssimativo, e per di più d'aver fatto questa cosa deliberatamente, perché l'argomento era giudicato difficile, è una scusa che fa cascare le braccia. L'idea che è meglio quacosa di sbagliato e facile, che di corretto ma difficile, è un gioco al ribasso che, guarda caso, va dritto dritto nella direzione opposta alla filosofia che dovrebbe ispirare un programma come Report. È come se la Gabanelli dicesse: il pubblico della TV generalista è stupido quindi si merita un prodotto per stupidi. È ironico che la Gabanelli difenda una puntata intitolata “il prodotto sei tu”, in cui si accusano delle compagnie di trattare i propri clienti come merce da classificare e vendere, proprio sulla base di considerazioni del genere.

Poi c'è l'altra scusante, che suona più o meno così: noi non ci siamo mai vantati di fare cose perfette quindi nessuno ci venga a correggere quando facciamo errori. Perfetta esemplificazione dell'approccio italiano al merito. In se questa argomentazione non è nemmeno sbagliata, anzi. È il modo giusto per rispondere a chi fa delle critiche gratuite. Ma quando le critiche non sono gratuite, e ciò che si difende è veramente affetto dai problemi esposti, questa contro-battuta assume tutto un altro sapore. Non so se l'analogia esista, ma a me è sempre sembrato che si tratti di un modo perverso di applicare la massima evangelica del “chi è senza peccato ...”. La sua perversione diventa qualcosa del tipo: solo i puri possono permettersi di giudicare. L'assioma è che, invariabilmente, anche l'interlocutore qualche peccatuccio ce l'ha, quindi ne deriva che nessuna critica è ammessa. Punto. E viva l'umiltà. Dov'è la differenza con un Cicchitto che ti rinfaccia che anche a sinistra hanno avuto i loro indagati, quindi non ci si azzardi a criticare Berlusconi sul tema della moralità pubblica?

честь товарища Гагарина!

9 aprile 2011

Words and Expressions Commonly Misused

From the small book:
Flammable. An oddity, chiefly useful in saving lives. The common word meaning “combustible” is inflammable. But some people are thrown off by the in- and think inflammable means “not combustible”. For this reason, trucks carrying gasoline or explosives are now marked FLAMMABLE. Unless you are operating such a truck and hence are concerned with the safety of children and illiterates, use inflammable.

8 aprile 2011

How many silly things are done, in the name of good manners

Massimo Pigliucci on Pastor Terry Jones, his act of book burning, and the murders in Afghanistan:
In and of itself, burning a book is a morally neutral act. Why would this change because some misguided individuals think book burning is worth the death penalty? And why is it that so many have automatically assumed the reaction to be reasonable or respectable? To use an example nearer to some of us, recall when PZ Myers desecrated a communion wafer. If some Christian was offended, and went on to murder the closest atheist, would we really blame Myers? Is his offense any different than Jones’?

I think I know why many people want to turn around and blame Jones: there is a deep-seated belief among many that blasphemy is wrong no matter what. This means any reaction to blasphemy is less wrong, and perhaps even excused, compared to the blasphemous offense itself.
Which immediately reminded me of this quote from the best movie ever:
Kurtz: We train young men to drop fire on people, but their commanders won't allow them to write "fuck" on their airplanes because it's obscene!

A short course on foreign policy and international relations



OK, there is a perfectly good explanation for the crows' strategy, but why the hell the United Nations were not stepping in anyway?

Hat tip: 3QD.

29 marzo 2011

Elaborating a loss

It is always strange to realize that somebody has passed away, that literally a person has departed from your life for ever and that you will never see him or her again. It is even more weird when this happens to somebody that you knew only up to a certain point -- an acquaintance, if language can come to the rescue in trying to define somebody you couldn't say you were properly friends with, but whom you would have been more than happy to know more of, if only things had gone in a different way in life. Right, if only ...

During the past four years in Lugano there have been many people that ended up into this category and who are still there; I should really blame my shyness and inanity rather than any metaphysical agent like destiny or fate if I never went further than a few random chats over a beer or during the lunch break with all these fellows, but I guess I am a bit too severe with my social skill, which in the end -- let's admit it -- are pretty good for a PhD student in computer science -- a «nerd», as many in the big world would call me, a «geek» if you are a nerd yourself and you are discussing about the differences between the two terms on some internet forum. So no big remorse if I am not socially bulimic; I don't pretend this to be such a big confession for most of the people reading it anyway.

It is death that, however, comes and turns up everything, suddenly making all so complicate to grasp and accept. Leaving you to wonder how much you knew this person, how and in what way he or she mattered to you. I received news of the tragic death of Adina, a fellow PhD student (actually, PhD candidate) at my department, yesterday afternoon, while I was listening to a song by Dead Can Dance called «De Profundis» (I guess there is such thing as Destiny, at least for the sake of having something to hold accountable for for all the irony in things like this). I was in the middle of the lazy Sunday I had been longing for for the past five days -- five long weekdays -- and I was also «celebrating» the «mission» of having seen the exhibition of Giovanni Segantini's paintings in Basel the day before (that I go to the exhibition of the «painter of the Alps» and a friend of mine dies in a hiking accident is another point to the existence of our friend the Destiny).

It was a devastating news. Of course being in Zurich and not anymore in Lugano, in the social environment we both belonged to, has helped in fighting off the gloomyness (another time for the story of how I did not cry at the news of my grandmother's death when I was a teenager), but even in this sober mood things don't get easier to understand and elaborate. One thing is clear though: Adina was a unique person and she will be greatly missed. I don't think there is other message to take home here, and to anybody who accidentally got to spend five minutes reading this I deeply apologize: sometimes you just need to put thought in written form in the hope they will look clearer later. I'll try to read this some time in the future and see if the exercise has helped.

In the meanwhile: goodbye friend.

28 marzo 2011

RIP

Giovanni Segantini, Trittico delle Alpi: la morte
St. Moritz, Museo Segantini

In ricordo di Adina, che amava le montagne.

26 marzo 2011

È Sabato /reprise

È sabato mattina, fuori è una bella giornata, e tu stai giocando a Farmville. Forse dovresti leggere questo.


Per quel che mi riguarda, io me ne vado a Basilea a vedere la mostra di Segantini.

È Sabato

22 marzo 2011

Aiuto! Sono diventato un neocon?! /2

Sempre sull'argomento Giovanni Fontana ha scritto un bel post sulle ragioni dell'intervento in Libia. Tra le altre cose, quando scrive:
Infine, la gente di Bengasi ha già manifestato (e oggi ha ribadito) come il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli sia dalla parte delle persone – che esultavano in piazza per  il passaggio della risoluzione – e contro il despota. Come spesso succede, rispettare la sovranità (cioè la sua inviolabilità) di un luogo significa rispettare chi comanda, spesso attraverso sangue e terrore, in quel luogo.
inevitabilmente ho pensato alle ciance dei leghisti sull'autodeterminazione dei popoli ed al cinismo estremo presente nelle dichiarazioni di Bossi e Maroni. Per la serie, sosteniamo l'autodeterminazione di tutti e soli quei popoli che si trovano sulla sponda nord del Mediterraneo?

19 marzo 2011

Aiuto! Sono diventato un neocon?!

Devo dire che fa un certo effetto, a sette anni di distanza dall'Irak, a trovarsi dalla parte di quelli che appoggiano un intervento militare atto a sbolognare un dittatore.

17 marzo 2011

Una scossa simile

Il TG1 ha appena mandato in onda un servizio su un laboratorio, mi pare all'università di Padova, in cui si simulano i terremoti per capire i danni alle strutture. Dalla piattaforma usata per riprodurre le scosse telluriche, la giornalista dice che «in questo momento» stanno simulando la scossa del Giappone, che è stata «simile ma quattro volte più lunga rispetto a quella dell'Aquila».

Allora.

La scossa dell'Aquila ha avuto magnitudo 6,3 Mw mentre quella del Giappone 9 Mw. L'unità di misura Mw misura la magnitudo sulla scala del momento sismico, che è la scala che ha sostituito quella di Richter nella letteratura scientifica. Ora, una differenza di 1 Mw è pari, in termini di energia sprigionata, ad un rapporto di circa 30:1. Questo significa che un terremoto di magnitudo 5 Mw è circa 30 volte più potente di uno di magnitudo 4 Mw, e così via. In base a queste considerazioni, il terremoto giapponese è stato circa 11'200 volte più potente di quello dell'Aquila.

Facciamo un altro calcolo. Questa volta contabilità mortuaria spicciola. Secondo Wikipedia, il terremoto dell'Aquila ha fatto 308 morti. La stima più recente dei morti del terremoto Giapponese, sempre secondo Wikipedia — ma la versione inglese, che è più aggiornata — è di 5'321 persone. Adesso — e qui la contabilità mortuaria diventa particolarmente fastidiosa a farsi — il rapporto è di 17:1. Se mettiamo anche le 9'329 persone dichiarante “missing” dalle autorità, arriviamo a circa 48:1.

A fronte di un sisma 11'000 volte più potente.

Per carità, è ovvio che un'energia raddoppiata non deve necessariamente tradursi nel doppio dei morti; oltretutto il terremoto a l'Aquila è avvenuto nel cuore della notte, quindi cogliendo la popolazione nel sonno. Dall'altra parte l'area in Giappone è stata molto più estesa; si è generata un'onda di Tsunami, che probabilmente è da ritenere come la vera responsabile della maggior parte della distruzione, eccetera. Insomma, è ovvio che questo ragionamento non ha alcuna pretesa d'essere una stima seria e rigorosa degli effetti che un sisma ha sulla popolazione.

Ma anche così, come diavolo si fa a dire simile?

#009246, #F1F2F1 e #CE2B37

così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.

(Divina Commedia, Purgatorio, canto XXX, versi 28/33)

13 marzo 2011

La storia d'Italia in un museo piccolo piccolo

Passeggiare per Roma regala sempre delle piacevoli sorprese. Uno dei posti più interessanti in cui mi sono imbattuto durante l'ultimo soggiorno nella capitale è il Mucrì, il Museo Criminologico del dipartimento di Amministrazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia — alla faccia del nome buffo con l'accento sulla i. Il Mucrì si trova in via del Gonfalone, una viuzzia traversa a via Giulia, all'altezza della Direzione Nazionale Antimafia.

Il piano terreno è dedicato agli strumenti di tortura del passato. In mostra ci sono simpatici oggetti come questo qui:

Cintura di castità.

Bisogna dire che l'ergonomia è una scienza più antica di quanto lo si pensa solitamente. Su questo livello il pezzo forte è sicuramente la mantella di Mastro Titta, ma anche le ghigliottine fanno la loro degna figura; del resto come si fa a disprezzare un marchingegno il cui scopo è tagliare teste in maniera rapida, efficiente e moderna?

I piani superiori contengono cimeli dedicati a specifici fatti di cronaca del nostro paese. Alcune pezzi hanno un valore storico fortissimo, come la pistola con cui l'anarchico Gaetano Bresci assassinò Umberto I, detto il “re mitraglia” per via del modo di affrontare le rivolte di popolo:

Rivoltella statunitense “Harrington & Richardson”
cal. 38 S & W (9 mm) a cinque colpi.
Arma utilizzata per uccidere Umberto I.

Gaetano Bresci fu condannato al carcere a vita per regicidio; fu trovato morto impiccato nella sua cella meno di un anno dopo dalla sua incarcerazione. Le circostanze della sua morte sono tuttora misteriose e molti pensano che fu piuttosto vittima di un pestaggio troppo brutale da parte delle guardie carcerarie. Il sito del Mucrì glissa su questo dettaglio; è in casi come questo che non posso fare a meno di pensare alla verità presente nella battuta di Boris 3 sulle guerre puniche.

Le ultime stanze sono dedicate alla cronaca nera del dopoguerra: la saponificatrice di Correggio, la decapitata di Castelgandolfo, eccetera. C'è da dire che ai tempi i giornalisti di cronaca nera avessero più tatto e humour di adesso. La moda di chiamare le vicende col nome delle vittime (“il piccolo Tommy”, “Yara”) per mostrare vicinanza con esse mi ha sempre dato fastidio per il suo viscidume. Sarà che sono piccolo-borghese dentro.

Vedere la vetrina dedicata al colpo di via Osoppo mi ha entusiasmato. Ci sono persino le tute usate dai banditi il cui ritrovamento permise, dopo settimane di caccia all'uomo in tutto l'alto Italia, di catturare i malviventi.

La rapina di via Osoppo in Milano.

Il motivo del mio entusiasmo è che conoscevo già la storia della rapina di via Osoppo per via di un documentario molto interessante intitolato “Malamilano”, che parla della transizione della criminalità meneghina alla fine degli anni '50 dalla malavita del sottoproletariato urbano, la cosiddetta ligèra, al crimine organizzato vero e proprio. La rapina di via Osoppo fu uno degli eventi principali di quel periodo: il colpo fece molto scalpore per il modus operandi dei banditi, che usarono un'arsenale pesante, e per l'entità del bottino, 114 milioni di lire. Alla proiezione del documentario erano presenti due membri della banda. Avevano finito di scontare la loro pena da tempo e a quel tempo erano dei semplici pensionati. Uno di loro, Luciano de Maria, è morto l'anno scorso. Uno può leggere Fenoglio e Vittorini quanto gli pare, e lo stesso non capirà mai cosa devono essere stati quegli anni. Io me ne sono reso conto quella sera, ascoltando questi due vecchini parlare della loro infanzia in mezzo alle macerie della guerra.

Insomma, andate al Mucrì e vedrete un sacco di storia d'Italia.

1 marzo 2011

Piccole gioie

Vedere Franco Frattini sbertucciato da un giornalista di Al Jazeera English.

28 febbraio 2011

A Ghedì


Ma allora a che serviva 'sto legittimo impedimento?

Metaphors on Wikipedia


In the review written for the New York Review of Books of James Gleick's “The Information: A History, a Theory, a Flood”, Freeman Dyson comes up with a nice and elegant metaphor of Wikipedia. Dyson compares the encyclopedia to the concept of noisy channel from information theory,
Among my friends and acquaintances, everybody distrusts Wikipedia and everybody uses it. Distrust and productive use are not incompatible. […] The information that it [Wikipedia] contains is totally unreliable and surprisingly accurate. It is often unreliable because many of the authors are ignorant or careless. It is often accurate because the articles are edited and corrected by readers who are better informed than the authors.
[…]
It [Wikipedia] illustrates Shannon’s law of reliable communication. Shannon’s law says that accurate transmission of information is possible in a communication system with a high level of noise. Even in the noisiest system, errors can be reliably corrected and accurate information transmitted, provided that the transmission is sufficiently redundant. That is, in a nutshell, how Wikipedia works.
It's not exactly clear how this relates to the concept of average code length and redundancy — which is really what makes it possible to communicate over a noisy channel — but anyway it made me remember of another metaphor by Doc Searls:
Wikipedia is the closest we have come, so far, to a source that is both canonical and durable, even if each entry changes constantly, and some are subject to extreme disagreement. Wikipedia is, like the , a set of .
Both capture certain aspects of Wikipedia — reliability and accuracy Dyson, consensus and mutability Searls — that in my opinion make Wikipedia's peer-production process so interesting.

This got me thinking: are there other metaphors on Wikipedia around? Usually metaphors are useful in discourse, but in the case of Wikipedia they could also be useful in shaping what we would like to know and understand about it. Wikipedia is the classic example of a phenomenon looking for a theory that is able to explain it, and this goes under the name of the zeroeth law of Wikipedia:
The problem with Wikipedia is that it only works in practice. In theory, it can never work.
Indeed the funniest — and only — example of a meta research question I know.

23 febbraio 2011

Il quinto mistero di Walter

Sono riuscito a mantenere la calma guardando Ballarò per poco più di 5 minuti. Al culmine di un fine ragionamento di Maurizio Gasparri non ce l'ho fatta ed ho iniziato ad imprecare contro il portatile ed ho cambiato canale. Incredibile: parevo Gheddafi, per quanto ero incazzato.

Due cose mi hanno colpito del dibattito che ho visto. La prima è l'ossessione per l'emergenza clandestini. Dalla Tunisia i primi sbarchi sono arrivati dopo quasi un mese dalla caduta di Ben Alì. In Libia siamo ancora nel pieno degli scontri e del caos ma tutti parlano come se domani mattina avremmo i barconi di clandestini a Lampedusa. La Lega cavalca i bassi istinti del suo elettorato, ovvio. Ma la sinistra che si cavalca? Mistero. Il Quinto Mistero di Walter, lo chiameremo.

Poi la sterilità del dibattito “abbiamo fatto bene o male a limonare con Gheddafi per tutto questo tempo?”. Se c'è una cosa chiara, dopo il “discorso” di oggi, è che l'avventura di Gheddafi è arrivata al capolinea. Non ci sarà un futuro per Gheddafi in Libia. Probabilmente per Gheddafi non ci sarà un futuro e basta, ma questo è un altro discorso. Insomma: a che serve stare a spaccare il capello in quattro?

Questi dibattiti sono come le chiacchiere calcistiche del Lunedì. Non servono assolutamente a nulla. Non hanno alcuno scopo di approfondimento e non portano a nessun risultato. Servono giusto a recriminare. E la prossima Domenica ci sarà una giornata di campionato, come sempre. E nulla sarà cambiato.

21 febbraio 2011

Where he ought to be


By Gipi, one of my favourite cartoonists.

Fino all'ultima goccia


Persino BP—ed è tutto dire—ha sospeso le operazioni in Libia. Ma Eni no:
In questo momento Eni non ravvisa alcun problema agli impianti e alle strutture operative. Le attività proseguono nella norma senza conseguenze sulla produzione. Eni, tuttavia, sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti.
 Rimarrano a succhiare il sangue dalla terra fino all'ultima goccia.

Seven hills and two wheels

I am glad to hear that David Byrne shares with me the opinion about Rome as a great place for bicycling:

Naturally, some cities are more accommodating to a cyclist than others. Not just geographically or because of the climate, though that makes a difference, but because of the kinds of behavior that are encouraged and the way some cities are organized, or not organized. Surprisingly, the least accommodating are sometimes the most interesting. Rome, for example, is amazing on a bike. The car traffic in central Italian cities is notoriously snarled, so one can make good time on a bike, and, if the famous hills in that town are avoided, one can glide from one amazing vista to the next. It’s not a bike-friendly city by any means—the every-man-for-himself vibe hasn’t encouraged the creation of secure bike lanes in these big towns—but if one accepts that reality, at least temporarily, and is careful, the experience is something to be recommended.

Rome is quite a dangerous place (in Italian) for cyclists. The mortality rate is 5 times bigger than the EU average. On the other hand, a daily commute with an extra dose of adrenaline always felt good, as far as I remember.

20 febbraio 2011

Su Pierluigi, lo vuoi il mio voto?



Dici sempre che bisogna parlare dei problemi reali del paese, ma se Silvio dice che non si può disturbare Muhammar, che la situazione è delicata, tu che problema hai a non disturbare Silvio?

Eccolo qua il PD: non solo si schifa a parlare del conflitto d'interesse, ma vuole anche il mio voto aggratis.

19 febbraio 2011

L'amico della nipote di Mubarak

“Berlusconi and Gaddafi” di Matteo Bertelli

Se le proteste divenissero sollevazione di popolo; e se la sollevazione di popolo divenisse rivoluzione; e se la rivoluzione alla fine lo cacciasse, dove andrebbe a rifugiarsi Gheddafi?

(Pensiero ozioso, il what if, soprattutto quando verte su singoli personaggi—e potenti per di più. Tutta colpa del sabato mattina. Mi piace il sabato mattina: è perfetto per fare ragionamenti oziosi. Radio France FIP passa una selezione poco impegnativa e la mente può spaziare su campi di facezie e ragionamenti oziosi, oziosissimi anzi.)

Neanche un mese fa Ben Alì, il pupazzo cleptomane che noi italiani mettemo al potere quando ancora ci si poteva proclamare “non proprio l'ultimo carrettiere del mediterraneo” con una certa sicurezza, quel Ben Alì cercava rifugio in Francia, e lungo la strada si fermava in Sardegna. Italia e Francia: i vecchi amici. Ma i vecchi amici s'erano già dimenticati di lui e alla fine Zine s'era dovuto accontentare dei sauditi. Ma Muhammar ha un'altro peso. Ben Alì, una vecchia conoscenza dei tempi della prima Repubblica, al più. Da noi Gheddafi, invece, è ormai di casa. Gli abbiamo conferito grande legittimità con la storia del trattato di pacificazione, e i dittatori in fondo s'assomigliano tutti: quando gli hai dato così tanto non è normale che ti chiedano un ultimo favore per salvare la pellaccia, no?

Che peso avrebbe una cosa del genere? Qui si divaga troppo, e una domanda del genere contiene troppi se per risultare scomoda al nostro amico della nipote di Mubarak. Figuriamoci per appassionare il suo pubblico.

Un vero peccato. Buon sabato.

15 febbraio 2011

La Nemesi di un dibattito intelligente

Sinceramente mi da fastidio che il collegio giudicante del processo al Presidente del Consiglio sia definito la «nemesi» dell'imputato semplicemente sulla base della sua composizione.

Continuare ad impostare il discorso in questo modo non solo è stupido, ma conferisce legittimità a certe affermazioni—queste sì maschiliste—che fanno veramente accopponare la pelle. Michele Saponara, avvocato, consigliere del Csm e, a giudicare dalla chiosa, perfetto uomo d'apparato Berluscones (la Repubblica, 15.02.11 16:30):   

''Tre donne a giudicare Berlusconi? La sensazione che la situazione possa essere pregiudizievole per il premier c'é [sic], ma in realtà il problema politico, ed è di una magistratura che ha ormai scelto una linea nei confronti del presidente del Consiglio''

Affermazione assurda, che però assume perfetta legittimità se dall'altra parte si giubila perché tre donne saranno «la Nemesi» del Presidente del Consiglio.
In quanto donne, questi tre magistrati non hanno né più né meno legittimità a giudicare Silvio Berlusconi di un collegio composto da tre uomini, o da due donne ed uno uomo, o da due uomini e una donna.

Questo, secondo me, è un modo per affermare l'uguaglianza tra i sessi. Andare ad inseguire improbabili vendette di genere di certo no lo è.

11 febbraio 2011

There we go


Domande retoriche

[...] Giuliano Ferrara intervista Berlusconi sul Foglio, lo fa urlare contro "il golpe morale", gli fa dire che "il popolo è il mio giudice ultimo", e che quelle di Milano sono "inchieste farsesche, degne della Ddr". Giusto la sera prima, all'improvviso, la Rai aveva deciso di cambiare il palinsesto, per trasmettere sulla Rete Due Le vite degli altri, il film in cui Von Donnersmarck racconta le tragedie umane prodotte dai metodi spionistici della Stasi, la polizia segreta della Germania comunista di Honecker. Qualcuno può pensare che sia stato solo un caso?
(la Repubblica, 11.01.11)


Molti di più di quanto Massimo Giannini pensa, mi sa.

Uno scossone

Ieri mi sono concentrato, ho evitato di aprire la Repubblica, un pasto frugale e ancora giù a studiare Ayn Rand, per tutta la notte. Poi questa mattina, all'alba, mi sono svegliato—mi ero addormentato sui libri: un sorso d'acqua, aperto la finestra, e mi sono affacciato per vedere com'era il mondo dopo la rivoluzione liberale. Ma non sembra cambiato granché.

Sarà che è nuvoloso.