7 gennaio 2008

Tirare due somme, deh

Ho sempre pensato, e lo penso tuttora, che il vero momento per guardare indietro all'anno terminato sia l'inizio di Settembre; ma con il sopravvento, nella mia vita, di ritmi meno scolastici (per quanto sempre accademici), questa convinzione forse è destinata ad essere rimpiazzata, legata com'è ad un periodo di vita finito. Ad ogni modo, il 2007 si è chiuso con l'ultima fatica, le festività. E quest'anno non troverei termine più adatto per descriverle in una sola parola, giuro.

Tornando ai primi di Gennaio del 2007, ricordo una grande presa ammale legata al ritorno in Svizzera, e l'abbandono di Roma. Le prime settimane mi lamentavo con tutti e tutte di quanto mi mancasse l'Urbe, poi sono passati d'un soffio quasi 5 mesi fino a Pasqua, e infine ho ammesso a me stesso che in fondo vivere a Lugano e, soprattutto, in Svizzera, non è poi tanto male. Una volta tornato a Lugano dopo le vacanze di Pasqua, la città era sbocciata e divenuta di un verde che non avevo mai visto prima, (1) cosa che mi colpì moltissimo. La primavera e l'estate sono state belle: tra le altre cose, ho avuto modo di assaggiare la maestà delle Alpi del Vallese e difficilmente mi scorderò di quell'esperienza. La vita nelle valli in confronto è scialba e banale, ma quando sali su, ai piani alti, vedi finalmente l'orizzonte, e cavoli, si capisce perché le menti semplici si mettano a blaterare di spiritualità e robe simili!

In quest'anno il mio dottorato ha finalmente trovato una strada da percorrere; in ambito scientifico, ovviamente. Continuo a pensare di aver un po' troppo cazzeggiato durante quest'anno, ma se considero le condizioni in cui mi sono trovato, credo che ci si possa stare.
Ho lavorato e lavoro tuttora ad un progetto il cui scopo è di per se aperto a mille opportunità, e per di più sono stato il primo studente di dottorato che i miei advisor si siano trovati a seguire. Per aggiungere altro carico, il mio gruppo si è ritrovato, sin dal mio arrivo, con un numero di progetti paragonabile al numero dei suoi membri, cosa che mi ha necessariamente lasciato tutto solo con me stesso. Ho assaporato le gioie e i dolori della collaborazione scientifica, e adesso mi posso dire vaccinato anche a questo (leggasi: trovare un/a collaboratore/rice affidabile è cosa dura); riguardando nuovamente indietro al me stesso di un anno fa, vedo uno studente che non poteva far altro che ricevere certezze dai superiori. Adesso il mio senso critico riguardo alla Scienza si è decisamente affilato; non abbastanza per dirmi autonomo, ma inizio ad ammolarjela .

Per quel che riguarda l'anno concluso, “le persone”–la vita sociale insomma–si beccano un bilancio in pareggio. Forse parlo con una punta di delusione relativa a queste ultime feste di Natale, ma mi sono arreso all'evidenza che molte amicizie, che contavo come tali, non lo siano più e siano degradate al rango di mere conoscenze. Roba per andare qualche volta al pub, ma non molto di più. (2) Questo discorso si riallaccia al dottorato, al fatto cioè che abbia capito l'importanza della qualità sopra la quantità, ed il valore assoluto del proprio tempo. Tocca essere puntigliosi quando si deve disporre del tempo sociale, soprattutto quando nei hai poco e le persone da vedere sono tante. Dall'altra parte, ho conosciuto parecchia gente fica all'USI e a Lugano. C'è questo strano particolare che il social network in cui mi trovo non abbia nessun aggancio con gli autoctoni: riuscire a socializzare con i Ticinesi sembra troppo difficile, ma chissene frega!


1. Ero arrivato a Lugano per la prima volta in Ottobre, quando le montagne sono arrossate per via dell'autunno.
2. Ma non questo pub, sia chiaro!
(questa nota è volutamente incomprensibile)

1 commento:

bedda ha detto...

non del tutto