23 febbraio 2012

Ho dimenticato il titolo di questo post

Io su Internet leggo molto. Le mie giornate cominciano sempre dando una sfoltita veloce ai nuovi post. Secondo Google Reader sono iscritto a 93 blog, e in media «leggo» circa una ventina di post al giorno, con giorni in cui supero anche le 40 unità. Ovviamente riesco a leggerne sul serio, da capo a fondo, molti meno. Per la maggior parte do una scorta e decido all'istante se leggere fino in fondo oppure no. Togliendo poi i feed di servizio, come quello di ArXiv o gli alert per gli annunci di lavoro (come sapete il vostro delfino drogato adesso è Dottore & disoccupato), direi che riesco a leggere realmente, da cima a fondo, circa 5-6 post al giorno. A parte, poi, i quotidiani. Ma quelli, nella maggior parte dei casi, sono veramente una perdita di tempo.

Col tempo ho scoperto che scartare i post meno interessanti, anziché metterli da parte per dopo, è l'unico modo per non annegare in questo mare di commenti, motteggi, recensioni argute, introspezioni ardite -- e via dicendo -- che ogni giorno l'angolino di rete che mi interessa produce. Di continuo. A ritmo ossessivo. In alcuni casi, alas, devo arrendermi. Per fare un esempio, per parecchio tempo seguivo l'ottimo 3Quarksdaily, il quale produce circa una quindicina di post al giorno. Post impegnativi: quando non si tratta di link ad inchieste o ad editoriali, sono o poesie (che scarto a priori, ahimè il mio animo poetico è pressocché nullo) o saggi più o meno corposi (un esempio a caso).

Niente «impressioni di settembre» à la Luca Sofri o micro-commenti informati alla Mantellini, (anche se ammetto di seguire il buon Carletto Darwin, il quale pubblica parecchio in questo modo). Tale stile di scrivere secondo me fa lo stesso effetto di un caffé dei distributori automatici: una momento di chiarezza, di maggior consapevolezza del mondo circostante e dell'universo, della durata -- direi -- di un minuto e poco più, e poi la sonnolenza riprende il sopravvento.

Comunque torniamo ad esso: il dimenticare. Sembra buffo, ma secondo me è la cosa più importante per far funzionare Google Reader. Più in generale, mi sembra che togliere le cose inutili dal proprio radar sia tremendamente efficace nel rendermi più produttivo. Questa cosa non l'ho notata certo io per la prima volta, ma è interessante che funzioni anche per le letture mattutine. In fondo è un po' un paradosso: Google Reader e altri recommender system si basano sull'idea che se ti piace leggere quello che scrive il blogger Pippo, allora probabilmente ti piacerebbe leggere anche quello che scrive la blogstar Pluto, che spesso tratta argomenti simili.

Giusto, ma sbagliato. È questo il problema: più informazioni mi vengono offerte, meno riesco a godermele. Una volta raggiunto il mio personalissimo limite cognitivo, andare oltre è solamente deleterio. Non basta semplicemente filtrare, perché in ogni aggregatore avrà più chances di trovare qualcosa di interessante se maggiore sarà il numero di blog che aggrega. Invece l'importante è trovare il volume giusto di informazioni che si è in grado di digerire ogni giorno e poi limitarsi a quello. Si può proporre qualcosa di nuovo, ma solo rinunciando ad una sottoscrizione esistente.

Comunque, in tutto questo sproloquio, in cui forse qualcuno intravederà un qualche barlume di autorità (pulitevi le lenti), l'unica cosa interessante, mio caro lettore, è che mi sono reso conto che la sezione «procrastinare» di O te levi O t'elevi era paurosamente datata. L'ho aggiornata, ed ora rispecchia fedelmente quello che leggo questi giorni. A voi, fatene buon uso.

19 febbraio 2012

Rubidium




Lo so, diamine: è Domenica, non Sabato. Portate pazienza. 

30 gennaio 2012

Contro-tempo

Piove sopra Zurigo, le nuvole avvolgono l'Uetliberg e coprono la città, formano il soffitto di un gigantesco salotto, comodo e calmo -- un po' umido magari -- ed io me ne sto davanti al computer a scrivere. Rigorosamente in contro-tempo rispetto al costume di scrivere dell'anno che si chiude a cavallo della notte di S. Silvestro, ora mi sembra il momento giusto per tirare le somme degli ultimi dodici mesi di vita.

Non è stato un periodo facile. Più o meno un anno fa passeggiavo lungo la Limmat, la mattina di un giorno lavorativo, e guardavo le vetrine dei negozi ancora chiuse. Avevo appena lasciato la posizione da ricercatore part-time al Politecnico. La scommessa era quella di dedicarmi a tempo pieno a finire la tesi di dottorato. Avevo rischiato l'esaurimento qualche tempo prima, quando mi ero reso conto che due mesi di lavoro ininterrotto non avevano portato a nulla, che ero ancora lontano addirittura dal poter iniziare a scrivere la tesi, e che c'era ancora una montagna di lavoro da fare.

Di racconti accademici dell'orrore ne ho sentiti parecchi, molti decisamente più estremi del mio che, in fondo, è stato semplicemente il frutto di un calcolo sbagliato da parte mia: iniziare a fare ricerca su argomenti nuovi senza aver finito prima il dottorato. Ho imparato molto dai quattro mesi passati al Politecnico Federale di Zurigo -- in particolar modo ho visto com'è la vita in un gruppo medio-grande, in un'università prestigiosa, e con obiettivi molto ambiziosi -- e quindi sono grato al mio ex-capo di avermi dato questa possibilità. 

I mesi successivi alla mia scelta sono stati un periodaccio, c'è voluta molta disciplina per non dare un calcio in culo a tutto e mettersi a cercare un lavoro da sviluppatore software, ma alla fine la scommessa l'ho vinta. Ho “difeso” (ahh, il linguaggio accademico!) con successo la tesi di dottorato lo scorso Dicembre di fronte ad un gruppo di professori dell'Università della Svizzera Italiana e a due ospiti esterni. Chi ha visto la presentazione ha detto che ero estremamente calmo.

Curiosamente, quest'anno è stato anche uno dei periodi più produttivi della mia carriera accademica. La fellowship estiva presso la Wikimedia Foundation a San Francisco, poi la partecipazione a SocInfo 2011 a Singapore. Adesso mi trovo con un paio di lavori ancora da pubblicare, tante idee in testa su possibili sviluppi della tesi, e la voglia d'aprire un nuovo capitolo della mia vita.

La vita, già. Non posso dire certo d'essermela spassata, qua a Zurigo, ma ahimè nemmeno d'aver fatto qualche sforzo per integrarmi. La mia testa è perennemente altrove e cerco di giustificare questa mia manchevolezza pensando che è probabilmente necessario spostarsi un'altra volta ed iniziare un nuovo capitolo di vita. Ci sono un paio di progetti in ballo, ma non sono questi il luogo e l'ora adatti a parlarne.

Questo blog ha compiuto 6 anni lo scorso Dicembre; celebrazioni non ve ne sono state e non ve ne saranno. Spesso mi trovo a pensare che dovrei bloggare di più, ma è un pensiero vano, visto che ormai sono abituato ai lunghi periodi d'inattività, e penso che vada bene così. Se l'attività del blogging si limitasse alla sola condivisione di foto di gattini, saggi di geopolitica, ed invettive pro o contro il governo, allora potrei chiudere questo blog immediatamente: Facebook svolge già questo lavoro in maniera egregia. Ma questo non è affatto vero. Quindi il diario rimane aperto. Assonnato come sempre, ma aperto.

18 gennaio 2012

Fossero almeno in rima baciata

Thou bel ami, thou Pardoner," he said,
"Tell us some mirth of japes right anon."
"It shall be done," quoth he, "by Saint Ronion.
But first," quoth he, "here at this ale-stake
I will both drink, and biten on a cake."
But right anon the gentles gan to cry,
"Nay, let him tell us of no ribaldry.
Tell us some moral thing, that we may lear
Some wit, and thenne will we gladly hear."
"I grant y-wis," quoth he; "but I must think
Upon some honest thing while that I drink."

Geoffrey Chaucer, The Canterbury Tales

La nave affonda, e il comandante è un codardo, mentre il capitano un eroe. No, non è vero: il comandante è un povero cristo — cosa avremmo fatto noialtri? — e quel capitano è un vero gradasso. E via dicendo. 

Passano i secoli eppure, come i pellegrini sulla strada per la cattedrale di Canterbury, ci piace sempre ascoltare una favola con la morale. Ne discettiamo, e speriamo di trarvi un insegnamento; sempre ci sarà un venditore d'indulgenze che di questa speranza saprà trarne profitto.

14 novembre 2011

«Ma non puoi paragonare il Berlusconismo al Fascismo!»

Lo so. Ma sono cresciuto sotto la Casa della Libertà, quindi anche io faccio un po' come cazzo mi pare.



9 novembre 2011

Quasi da gioirne

Il pomeriggio al Senato è passato quindi in un clima quasi sospeso, ma c'è stato comunque un protagonista, sia pure dietro le quinte. Subito dopo il voto della Camera il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu, ha ricevuto decine di telefonate di senatori della maggioranza che, con motivazioni diverse, gli hanno espresso la loro contrarietà a ogni ipotesi di elezioni anticipate. Non che si tratti di una «corrente pisaniana». Ma, diciamo così, di una variegata «massa di manovra» di senatori disposti - dopo le dimissioni del governo Berlusconi - a sostenere un nuovo governo in modo da evitare le elezioni. Un numero comunque nutrito, che, secondo alcuni, potrebbe raggiungere addirittura una trentina di senatori.  [*]

Comunque una cosa positiva nella resa di Berlusconi è che di colpo il parlamento sembra essere ritornato un'istituzione autonoma e non più subordinata al governo. Sono finiti i tempi in cui l'On. Elio Vito (Vito! Ma che fine avrà fatto??) si alzava dalla seggiola, annunciava che il governo poneva la fiducia, e si rimetteva comodo comodo a sedere. Che odio che mi saliva! Eppure per la maggior parte degli Italiani quello era il «governo del fare», una cosa positiva. Per me invece era la morte della democrazia pura e semplice.

Ora, invece, in qualità di rappresentati del popolo, i parlamentari decideranno se appoggiare questo o quel governo. Ci sarebbe quasi da gioirne -- se non fosse che i rappresentati non hanno avuto alcuna voce in capitolo nella scelta dei loro rappresentanti.

Berlusconi ha vinto, ovvero, il dito che indica la luna

Molto scalpore hanno suscitato gli epiteti con cui il sottosegretario alla Difesa On. Guido Crosetto ha definito il suo capo. Il motivo è semplice: non puoi dare del «testa di cazzo» al capo, è sacrìlego. Sentire un peone che insulta il re era quello che aspettavamo da anni. Con cura, da sopraffini antropologi culturali quali siamo diventati, ci siamo messi a disquisire del concetto del corpo del capo, la sua valenza totemica, e di  tutte queste altre menate. 

Anziché a Roma per dimettersi, Berlusconi era a pranzo con Marina e Piersilvio, rispettivamente amministratori di Mondadori e Mediaset, e con Fedele Confalonieri, il suo braccio destro di una vita. Di cosa discutessero, non ci vuole certo una laurea in Scienze Politiche per capirlo -- figurarsi una in Antropologia.

Eccolo qua, in tutto il suo mefitico splendore, il conflitto d'interessi. Ma nessuno ne parla, è il «testa di cazzo» che fa notizia. Il popolo non presta attenzione alla luna, preferisce concentrarsi sul dito che la indica. Seppure involontariamente, con quel «testa di cazzo» Crosetto stava indicando la luna.

Berlusconi può anche dimettersi domani. Ha già vinto da anni, e l'altro ieri ne abbiamo avuto l'ennesima, triste, dimostrazione.

7 novembre 2011

Yes, you can edit!

Alla Leopolda Matteo Renzi aveva annunciato un Wiki-PD. Grandi ovazioni, applausi a scena aperta. Quello che è venuto dopo è un misero documento PDF, ineditabile, e per giunta creato  dall'ex-direttore di Canale 5. Un po' deludente, nevvero? A pensare male ci sarebbe da dire che fosse solo l'ennesima trovata populista (pensavate che il populismo fosse solo di destra?) del nostro «caro» Renzi.

Ma noi siamo propositivi, e gli vogliamo dare una mano. Ecco quindi KiwiPD. Ma lasciamo la parola al suo creatore:
In attesa di capire cosa voleva dire Matteo Renzi quando parlava di Wiki-PD, mi sono permesso di creare un Kiwi-PD, una piattaforma Wiki per permettere a tutti quelli che lo vorranno, di discutere tutte le 100 proposte uscite dal Big Bang 2011.

Sì, ho lavorato a gratis per Renzi e gli ho creato in soli 2 giorni quello che lui avrebbe già dovuto fare. Sappiamo tutti che i politici amano più gli slogan delle azioni concrete e credo che questo Wiki-PD non verrà mai realizzato.

Ovviamente l'ho creato in fretta e furia quindi mancano moltissime cose, come ad esempio un logo e migliorare le voci esistenti.

Spero che a qualcuno l'idea piaccia e si possa discutere di Politica senza nessun pregiudizio.
Quindi miei cari, tutti su KiwiPD a riscrivere le proposte di Renzi & Gori! Magari ne uscirà qualcosa di sensato!

16 ottobre 2011

 L'unica cosa che mi stupisce, dei fatti di ieri a Roma, è quanto gli esponenti del centro-destra stiano evitando di esprimere giudizi negativi sulla manifestazione degli indignati—quella pacifica ovviamente. Ai tempi dei «no-global» sarebbe stato normale, all'indomani di scontri come quelli di ieri, ascoltare i Gasparri o i Cicchitto accusare l'intero movimento di connivenza o vicinanza ideologica con le frange violente. Oggi non sembra essere più così. Forse temono realmente che questo movimento faccia presa anche sui propri elettori, chissà.

12 ottobre 2011

Oggi la federazione romana di Sinistra e Libertà ha deciso che bisognava rendere omaggio ad una figura che ha fatto tanto per gli ideali della sinistra. La scelta era talmente vasta da provocare il proverbiale imbarazzo. Si poteva per esempio festeggiare il nobel per la pace a Ellen Johnson Sirleaf, il primo presidente della Liberia dopo anni di guerra civile; oppure Tawakkul Karmān, giornalista e attivista dello Yemen e protagonista della primavera Araba; o Anna Politkovskaja (in memoriam), giornalista russa uccisa da mano ignota per via delle sue inchieste sulla Cecenia.

Insomma, il materiale non mancava, però è anche vero che i paesi Africani stabilizzati o le rivoluzioni democratiche del medioriente fanno poca presa sul cittadino. E quindi a Sinistra e Libertà hanno pensato bene di salutare Steve Jobs:


La prima cosa che ho pensato, forse la più seria di questo post, è che un carattere tipografico con le grazie non si accompagna affatto alla mela della Apple e alla tipografia del simbolo di SeL. In seconda battuta ho pensato quello che tutti gli altri hanno pensato e cioè che Steve Jobs non è esattamente un esempio degli ideali della sinistra.

O no? È vero che Steve Jobs non potrebbe essere un mito per la sinistra? Qualche giorno fa Kieran Healy, in un post molto interessante sulla sociologia della leadership carismatica, affrontava esattamente questo problema:
This is a well-recognized problem with technological utopias: goods that are simple and elegant to use are often difficult and dangerous to make. So it’s an elegant, creative, meaningful future for me, but a lifetime toiling on a Foxconn production line for thee. This dissonance is made worse for a company like Apple precisely because there’s so much emphasis placed on the personal quality of the object, and such close attention to its design. Jobs wanted people to love his products, take care to notice their craftsmanship, and be creative with them. They were supposed to help you make and do awesome things. But this love and attention to creativity was not extended to those involved in the manufacturing process.
In fondo la sinistra è anche quella dei partiti dei consumatori, quella in cui la carriera politica si fa conducendo un talk show sui diritti dei consumatori. Tutto sommato, non c'è di che stupirsi molto: oggi abbiamo solo visto che la ricerca di figure carismatiche a sinistra può assumere caratteri patologici. O comici. In ogni caso, mediocri dal punto di vista tipografico.

6 ottobre 2011

Il machiavelli dei wiki

A scanso di equivoci, vorrei precisare che il post precedente l'ho fatto più per divertimento, che per una reale presa di posizione. È vero: in questa vicenda della querela mi sento sostenitore degli amministratori di Nonciclopedia. Però Però la cosa vale solo a pelle, perché è anche vero che non si può avere fiducia nella magistratura un giorno sì e l'altro no. Quindi alla fine si deve ammettere ciò che è palese: il colpo mediatico di quelli di Nonciclopedia è stato solo un colpo mediatico. Motivato da ragioni pratiche molto chiare, per carità. Ma questo non cambia la questione posta (qui e qui), tra i pochi, da Luigi Castaldi alias Malvino -- il mio intellettuale preferito della blogsfera.

La questione che Malvino pone non mi trova totalmente in accordo, per motivi che cercherò di spiegare di seguito, ma ridotta all'osso è la seguente: cercare l'aiuto dell'opinione pubblica per zittire una denuncia, invece di sostenere le proprie ragioni davanti ad un giudice, è un modo d'agire scorretto. Si combatte il processo, e non nel processo. Insomma, si finisce per essere esattamente come Berlusconi, quel tipo che, per gli stessi motivi, tanto disprezziamo.

Poi ovviamente ci sono le considerazioni a giustificazione del gesto degli admin di Nonciclopedia: elencatele voi per me, tanto sono stranote. L'unica di esse che mi pare realmente seria è quella che si potrebbe chiamare dell'ultima ratio, e cioè che il gesto dello sciopero sia stata l'ultima opzione a disposizione degli admin nei confronti degli avvocati di Vasco Rossi che, almeno stando a quanto riportato dai nonciclopediani, non hanno mai mostrato altra intenzione se non quella di risolvere la cosa per vie legali.

Ora, questo dettaglio di certo non va ad intaccare la critica fatta da Malvino, ma vale la pena comunque di tenerlo presente: quando si tratta di individuare responsabilità autoriali — così come meriti — i wiki sono, per loro natura, ineffabili. Detto in parole povere: non si sa chi ha scritto cosa, e quindi il modo che, in genere, le comunità wiki hanno di agire è improntato alla pura pragmaticità: nelle questioni legali la comunità metterà sempre per primi gli interessi del progetto; le questioni di principio, invece, vengono dopo. È un modo di ragionare da cinici, lo ammetto, ma bisogna capire che Nonciclopedia, Wikipedia e i wiki in generale non sono dei semplici gruppetti di amici. È sbagliato attribuirgli le stesse prerogative di un singolo autore. I wiki sono delle organizzazioni. Dinamiche, certo. Instabili, certissimamente. Ma sempre organizzazioni sono, e quindi non ci si deve stupire che agiscano in questo modo.

3 ottobre 2011

Fatti!, e non pugnette

Il prologo lo conoscete già. Nella vicenda Nonciclopedia è arrivata la replica della nullstar di Zocca, fatta per bocca di tal Tania Sachs, sua portavoce. Già che ci siamo, la svisceriamo un po':
A proposito di Nonciclopedia, prima di tutto fatti e non solo parole:
Fuorviante. Una replica riporta il proprio punto di vista, eventualmente corredato e supportato dai fatti in questione, e non il contrario.
piu’ di un anno fa, nel febbraio 2010, abbiamo sporto querela per diffamazione nei confronti del sito Nonciclopedia che degli insulti contro Vasco Rossi aveva fatto la sua bandiera.
Esagerazione. E pretestuoso. Nonciclopedia prende in giro chiunque, e per quanto i suoi utenti abbiano degli argomenti preferiti, essa non è stata creata allo scopo di «insultare» il Suo cliente.
Insulti quotidiani e gratuiti, insulti a tempo perso e senza alcun motivo. 
Pretestuoso.
A un anno e mezzo circa dalla denuncia per diffamazione il magistrato in questi giorni ha riscontrato che gli elementi di reato per diffamazione esistono tutti e lo ha comunicato alle parti.
...
 In seguito alla comunicazione del magistrato, gli ammministratori di quel sito hanno deciso autonomamente di chiudere il sito perché si sono evidentemente accorti di essere nel torto.
Falso. Come spiegato dagli amministratori stessi, la decisione di chiudere il sito è stata per protesta.
Vasco non ha mai chiesto la chiusura del sito, ha molto semplicemente chiesto al suo avvocato di difenderlo in sede giudiziaria dalla diffamazione, persistente. E’ evidente che non sono vittime, ed è un giudice a decidere che sussiste il reato per diffamazione, cosa ben diversa dal definirsi un sito di satira.
Fallacia dell'uomo di paglia: nessuno ha mai insinuato che il Suo cliente abbia chiesto di chiudere il sito -- a meno che questo non faccia parte della Vostra denuncia stessa -- quindi l'argomentazione non regge. Il resto è un ragionamento circolare, basato su un uso artificiale del tempo presente -- o più probabilmente sulla scarsa padronanza dell'Italiano: “Sarà un giudice a decidere se sussisterà il reato di diffamazione”. E ciò, in ogni caso, non c'entra nulla con la definizione di cosa sia Nonciclopedia.
Attenzione a pubblicare notizie solo unilaterali, chi si occupa di web sa bene che èmolto difficile far chiudere un sito, se non addirittura impossibile. 
Sulla stessa linea di prima. Affermazione vaga, e semmai è vero il contrario: la chiusura dei siti è tra i principali compiti della polizia postale. Tralasciamo il tentativo di passarsi per esperti del Web nella stessa frase in cui si dimostra la scarsa padronanza dell'uso della tastiera di un computer.
Difendersi dagli insulti che piovono in maniera gratuita e non si sa per quale motivo, non è solo lecito, E’ DOVEROSO: libertà di stampa non è libertà di offendere.
Banalità. 
Tania Sachs

27 settembre 2011

Roma vista da Casanova (XVIII secolo)

Da Calendario Romano, di Italo de Tuddo (ed. Golem, 1970):
Sapevo che Roma era la sola città in cui, partendo dal nulla, si poteva salire molto in alto; e non c'era da meravigliarsi, se io credevo di avere tutte le qualità necessarie; al posto del denaro, avevo uno sfrenato amor proprio di cui l'inesperienza mi impediva di diffidare.
Per fare fortuna nell'antica capitale d'Italia, bisogna essere un camaleonte capace di prendere tutti i colori dell'arcobaleno. Occorre essere flessibili, insinuanti, grandi dissimulatori, impenetrabili, compiacenti, sovente ignobili, falsamente sinceri. Bisogna sempre far finta di saper meno di quello che effettivamente si sa e parlare con un solo tono di voce. È necessario esser pazienti, controllare i propri gesti, ed esser gelidi come ghiaccio quando altri brucerebbero; se, per disgrazia, non si ha religiosità nell'animo, bisogna averla nella mente; una persona per bene, deve sopportare in pace la mortificazione di doversi giudicare un ipocrita.
Chi odia queste finzioni, farà bene a lasciare Roma e andare a cercar fortuna in Inghilterra.
Giacomo Casanova (1743)

25 settembre 2011

Che fine ha fatto la coerenza?

A parte il modo, assolutamente ridicolo ed inefficace, di «smascherare» i politici omosessuali omofobi che quelli di — evviva l'immaginazione — “listaouting” hanno scelto, ci trovo un problema etico su cui mi sto lambiccando da un po'. Non è quello della privacy, ma semplicemente una questione di forma — e dunque di sostanza, visto che stiamo parlando di un atto politico.

Quando una persona omosessuale decide, di propria iniziativa, di fare outing sa che andrà incontro ad un serie di discriminazioni da parte della società, ma allo stesso tempo sa anche che questo atto gli permetterà di vivere alla luce del sole i propri comportamenti sessuali e — fattore ben più importante — di segnalare la propria esistenza alle altre persone, gay e non, che combattono per i suoi stessi diritti. Quel «venire alla luce» permette quindi di creare una rete di contatti sociali, e quando si è in rete è più facile combattere contro le discriminazioni, ma esige un costo. Questo costo dipenderà dal contesto sociale e culturale in cui ci si trova: in certi casi uscire fuori dal ripostiglio («out of the closet») richiede coraggio, in altri addirittura disperazione.

Ora, l'outing si può anche rivelare un'arma formidabile per attaccare un avversario politico. Su questo punto trovo che la faccenda della privacy sia marginale: sono d'accordo con Giovanni Fontana quando dice che un omosessuale ha lo stesso diritto ad essere omofobo di un eterosessuale — cioè nessun diritto. Certo: puoi avere la tua opinione, ma allora preparati a difenderla in un confronto dialettico come qualunque altra; qui non rilasciamo patenti speciali ai detentori di posizioni discriminatorie, mi spiace.

Tuttavia mi rimane un dubbio: l'outing, in quanto arma d'offesa politica, è efficace perché parte dall'osservazione che queste persone ne pagheranno in pieno i costi in termini di discriminazioni, ma non ne otterranno alcun beneficio, data la loro appartenenza politica. Non si sta forse usando come arma ciò che si vorrebbe eliminato per sempre dalla società?

I commenti sono bene accetti.

24 settembre 2011

“Take that, stupid Einstein”


Boy, this is embarrassing! The Italian Ministro for Education and Research, Maria Stella Gelmini, has released a press statement congratulating with the (italian) physicists of the OPERA experiment, of which you might have heard in the past few days, for the “momentous victory” of “exceeding the speed of light” — as if the whole thing was meant for the Guinness book of World Records!

From the press statement we also learn that there is an actual 730 km long tunnel connecting the CERN labs in Geneva, Switzerland, with those under Mt. Gran Sasso, in Central Italy. Way to go, idiot!

Before they realize they just shattered the world record of stupidity in a single press release and take it down, here's a copy of it:
Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Inoltre, oggi l'Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l'anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante".

19 settembre 2011

Why get a Chesterfield?


Altre volte non ne potevano più. Volevano battersi e vincere. Volevano lottare, conquistare la felicità. Ma come lottare? Contro chi? Contro che cosa? Vivevano in un mondo strano e cangiante, l'universo variopinto della civiltà mercantile, le prigioni dell'abbondanza, gli affascinanti tranelli della felicità.
Dov'erano i pericoli? Dove le minacce? Milioni di uomini hanno lottato, e stanno ancora lottando, per il pane. Jérôme e Sylvie non credevano certo che si potesse lottare per i divani Chesterfield. Eppure sarebbe stata proprio questa la parola d'ordine che li avrebbe più facilmente mobilitati. Nulla li riguardava, cosí [sic] pensavano, nei programmi, nei piani: s'infischiavano delle pensioni anticipate, delle vacanze più lunghe, dei pasti gratuiti, delle settimane di trenta ore. Volevano la sovrabbondanza; sognavano lo stereo Clément, le spiagge deserte solo per loro, i giri del mondo, gli alberghi di lusso.
Il nemico era invisibile. O piuttosto era in loro, li aveva corrotti, infettati, devastati. Erano le vittime della farsa: esserini docili, fedeli riflessi di un mondo che li disprezzava. Erano sprofondati sino al collo in una torta della quale non avrebbero mai avuto che le briciole.

George Perec. Le Cose.

17 settembre 2011


***


Tutto dipende dalla scala di riferimento. Vivere dello stipendio da ministro, quando il capo del governo di cui fai parte stringe personalmente affari con dittatori e magnati del petrolio, è davvero una vita da poveracci.

Calzature o macchine da corsa?

La cosa veramente scandalosa in questa faccenda delle nuove intercettazioni di B. è la reazione del popolo, la santificazione di Manuela Arcuri sulla base di un suo presunto rifiuto a prostituirsi con B. in cambio della conduzione del festival di Sanremo—salvo poi scoprire che non era Sanremo e che, forse, non era neppure un rifiuto. Non lo capirà mai il volgo che santi e diavoli non esistono; che chi ha sempre pensato solo ed esclusivamente ai proprî interessi non si metterà a fare il bene del paese solo perché «è già ricco di suo». Berlusconi ve lo meritavate 3 anni fa, e ve lo meritate ora. Quando sarà giunto il tempo di fare piazza pulita vi meriterete pure il suo successore. Uno scatto d'orgoglio, dite? L'alternanza? Datevi una calmata: non sarete certo voi a decidere il quando, figuriamoci il come e il perché. Se fortuna lo vorrà, vi sarà al massimo dato di sceglierne il tipo: delle calzature o delle macchine da corsa?

Even Saint Nick will turn his face